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La ricercatrice che gioca a basket e ha una mano bionica: «Ora riesco a fare cose che pensavo impossibili»


La ricercatrice che gioca a basket e ha una mano bionica: «Ora riesco a fare cose che pensavo impossibili»

C'è chi studia la tecnologia e chi la vive sulla propria pelle. Chiara Storchi, 28 anni, fa tutte e due le cose insieme. Ed è una di quelle storie in cui la realtà supera qualunque sceneggiatura: nata senza la mano destra, oggi progetta e indossa la protesi bionica più avanzata d'Italia. Sabato 5 settembre la racconterà al Terminal, nell'ambito della rassegna Storie Moderne curata dall'Associazione Creativando.

L'ingegnere che diventò cavia di se stessa

Chiara viene assunta all'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova nel gennaio 2022 come tecnico softwerista. Il suo compito è lavorare al Rehab Technologies Lab, nato dalla collaborazione tra IIT e Centro Protesi INAIL di Budrio. Lei è lì per scrivere codice, migliorare algoritmi. Poi però succede qualcosa: quei dispositivi che contribuisce a perfezionare sono pensati per persone come lei. E a un certo punto si guarda intorno e capisce che nessuno meglio di lei può testarli. Così Hannes, la mano robotica poliarticolata che il laboratorio sta sviluppando, diventa parte del suo corpo.

«Non facevo uso di protesi mioelettriche, ha raccontato Chiara, dopo la mia assunzione ho visto quanto fosse importante mettermi in gioco anche come utilizzatrice». Parole misurate, da ricercatrice. Ma dietro c'è una scelta coraggiosa: accettare che la tecnologia entri nella tua vita quotidiana, con tutto quello che comporta. Errori, aggiustamenti, ripartenze.

Una mano che si comanda col pensiero

Hannes non è una protesi qualunque. Controllata con sistema mioelettrico, interpreta gli impulsi muscolari e li traduce in movimento: nessuna chirurgia invasiva, nessun impianto. Le dita si muovono una per una, il peso è simile a quello di una mano umana, il design è così curato che nel 2020 ha vinto il Compasso d'Oro, il più prestigioso riconoscimento italiano per il design. Ha già ottenuto la certificazione CE come dispositivo medico e l'obiettivo è portarlo presto nel Sistema Sanitario Nazionale, a un prezzo accessibile.

Ma sono le piccole cose a fare la differenza. «Mangiare un gelato in coppetta anziché con il cono, usare due posate senza difficoltà, poter ordinare quello che voglio al ristorante e tagliare la carne», ha raccontato Chiara in un'intervista. Gesti che per la maggior parte di noi sono automatici, e che per lei fino a pochi anni fa erano impossibili. Oggi no.

Non solo scienza: la capitana del Nazareno

Perché se pensate che una ricercatrice con una mano bionica sia già abbastanza, aspettate di sapere il resto. Chiara gioca a pallacanestro, è play-guardia e capitana del Nazareno Carpi. Le compagne di squadra la chiamano "Chicca Scimmia", con un misto di affetto e rispetto che nel gergo dello spogliatoio vale più di qualsiasi laurea. Un dettaglio che la dice lunga: lo sport per lei non è mai stato un limite, ma un territorio di conquista.

L'appuntamento

L'incontro di sabato 5 settembre alle 18 al Terminal sarà molto più di una conferenza scientifica. Sarà il racconto di una giovane donna di Carpi che ha trasformato una condizione congenita in un'avventura scientifica e umana. Non ci sarà retorica, non ce n'è bisogno: basterà ascoltare come la robotica e le neuroscienze stanno davvero cambiando la vita delle persone. E magari, uscendo, guarderemo con occhi diversi un gesto che abbiamo sempre dato per scontato. Prendere un caffè, per esempio.

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