Le tradizioni non sono eredità immutabili: sono pratiche costruite nel tempo, che possono essere reinventate per consolidare un'identità nazionale o un'ideologia, e possono diventare oggetti di consumo. Da questa riflessione nasce "Filia", il progetto della fotografa Sara Lepore, 27 anni, originaria di Carpi, che sabato 10 ottobre alle 17 viene presentato a Palazzo Santa Margherita a Modena nell'ambito della Giornata del Contemporaneo.
Il lavoro parte da un'esperienza familiare e si concentra su tessuti, ricami e abiti tradizionali rumeni. Sostenuto da Fondazione Ago e da Photo Romania Cluj-Napoca, nel 2025 è stato selezionato tra i 64 progetti premiati dal Ministero della Cultura nel bando "Strategia Fotografia 2025", promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea. Nel talk intitolato "Ripensare le tradizioni tra rito, identità e propaganda" l'artista dialoga con il curatore Daniele De Luigi, di Fondazione Ago, e con la ricercatrice Chiara Spaggiari dell'Università di Urbino.
Il ricamo che diventa souvenir
"La ricerca, racconta l'artista, si sviluppa a partire dalla tensione tra la dimensione rituale e comunitaria del ricamo e la sua progressiva trasformazione in immagine, ornamento e oggetto di consumo. Attraverso un percorso condotto tra archivi, territori e pratiche contemporanee, il progetto osserva come i motivi del ricamo vengano estratti dai contesti nei quali hanno avuto origine, ricontestualizzati e sottoposti a processi di semplificazione, estetizzazione e commercializzazione".
Al centro dell'indagine c'è il souvenir, inteso come dispositivo attraverso cui una pratica culturale viene tradotta in un segno riconoscibile e consumabile. "Il supporto effimero e seriale, sottolinea Sara Lepore, diventa metafora di questo processo: il ricamo, privato della propria materialità e del proprio contesto, viene trasferito su un oggetto industriale destinato alla circolazione e al consumo". L'appuntamento del 10 ottobre restituisce il percorso attraverso decine di immagini, materiali e oggetti, interrogando i meccanismi con cui una tradizione viene selezionata, riscritta e resa visibile, e soprattutto chi ha il potere di definirla.
Una giornata a ingresso gratuito
Per tutta la giornata, dalle 11 alle 19, sono visitabili gratuitamente il Museo della Figurina e la mostra "Pinocchio a rotta di collo. Le metamorfosi di un burattino", che accanto al viaggio nella storia dell'iconografia del personaggio propone, con l'associazione Hamelin, le interpretazioni contemporanee di cinque artisti: Roberto Catani, Gianluigi Toccafondo, Marco Corona, Luca Caimmi e Beatrice Pucci. Sempre a Palazzo Santa Margherita si può visitare "Come frammenti nell'assurdo. Sguardi contemporanei sul Museo della Figurina tra caos e nuovi mondi", realizzata con gli allievi dell'Accademia di Brera, mentre alla Palazzina dei Giardini ducali è allestita la mostra di Francesco Jodice "Come and See".
Il tema della ventiduesima Giornata del Contemporaneo scelto da Amaci, l'associazione che riunisce i musei di arte contemporanea italiani e di cui fa parte anche Fondazione Ago, è "Geografie della contemporaneità": una riflessione sul presente come spazio attraversato da trasformazioni continue, nel quale territori, comunità e identità si definiscono attraverso relazioni, conflitti, scambi e ridefinizioni costanti. L'immagine simbolo dell'edizione 2026 è dell'artista Adelita Husni Bey, dalla serie "Working for a World Free of Poverty" (2014, 2026), che parte da dati statistici elaborati da organismi internazionali per leggere criticamente le dinamiche economiche, sociali e geopolitiche del presente.
Un percorso costruito fuori dai sentieri battuti
Sara Lepore ha approfondito la propria formazione in percorsi interdisciplinari come Speciale 18/25 di Fotografia Europea e Jest a Torino, con una borsa di studio per il Master Filling the Gap alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze e a Spazio Labò a Bologna, mentre sta completando gli studi in Comunicazione e Media Contemporanei per le Industrie Creative all'Università di Parma. Lavora con fotografia e video attraverso strategie transmediali, su temi legati all'identità e all'opacità, esplorando la relazione tra contenuto e contenitore. Selezionata come artista in residenza presso l'Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, ha esposto tra l'altro a Yeast Photo Festival, A pick Gallery, Shado Officine Fotografiche, Centrale Festival, Bucharest Photofest. Nel 2025 è stata tra i finalisti di Giovane Fotografia Italiana #12, Premio Luigi Ghirri, a Palazzo dei Musei a Reggio Emilia nell'ambito di Fotografia Europea, ottenendo una borsa di studio per il Fotofestiwal Łódź in Polonia.
Per Carpi, città che con il tessile ha costruito la propria storia economica e identitaria, il tema scelto da una sua giovane concittadina ha un suono familiare: parlare di ricami, di come diventano merce e di chi decide cosa è "autentico" significa toccare questioni che qui non sono astratte. Il curriculum di Lepore, costruito tra premi nazionali, residenze all'estero e un bando ministeriale, dice che non si tratta di una promessa generica ma di un percorso già riconosciuto fuori dai confini locali. L'appuntamento del 10 ottobre, a ingresso gratuito e a pochi chilometri da casa, è l'occasione più semplice per verificarlo di persona.