Il 15 gennaio 2026 segna un traguardo che non può passare inosservato: ottant'anni esatti dal martirio di
don Francesco Venturelli, il parroco di Fossoli che pagò con la vita il suo instancabile servizio ai più deboli. Un anniversario che Carpi celebrerà con la solennità che merita un uomo che incarnò, fino all'estremo sacrificio, i valori più alti del cristianesimo sociale.
Il prete che non distingueva tra vittime e carnefici
Don Francesco Venturelli non era uno di quei preti da salotto. Nato a Ganaceto nel 1888, ordinato a Carpi nel 1913, aveva fatto della coerenza evangelica la sua bussola. Prima durante la guerra, quando assisteva i prigionieri alleati nel campo di Fossoli, poi dopo la Liberazione, quando non esitò a prestare la stessa cura spirituale agli ex-fascisti internati. Una scelta che gli costò cara, ma che rivela la grandezza di un uomo che metteva la dignità umana sopra le convenienze politiche. Il campo di Fossoli era stato teatro di orrori indicibili: dal 1943 al 1944 fu il principale punto di transito per la deportazione in Germania di circa 2.800 ebrei e 2.600 oppositori politici. Dopo la guerra, la giustizia sommaria del momento lo trasformò in una prigione per ex-fascisti. E
don Venturelli c'era, sempre, ad offrire consolazione spirituale a chiunque ne avesse bisogno.
Una morte annunciata nel clima avvelenato del dopoguerra
La sera del 15 gennaio 1946, Carpi e la provincia di Modena vivevano in un clima di violenza che oggi facciamo fatica a immaginare. Come ricorda
don Carlo Truzzi, uno dei promotori delle celebrazioni attuali: "In quel solo mese di gennaio furono segnalati 27 omicidi, numerose rapine a mano armata e un solo furto senz'armi". Un Far West dove la legge del più forte aveva sostituito quella dello Stato. Quella notte qualcuno bussò alla porta della canonica chiamando il prete per un ferito sulla strada statale Modena-Mantova.
Don Venturelli sapeva che poteva essere una trappola - la sorella lo supplicò di non uscire - ma il dovere pastorale era più forte della paura. Non fece nemmeno cento metri che i sicari lo abbatterono a bruciapelo. L'inchiesta di polizia, in quel clima, non portò a nulla.
Carpi non dimentica: le celebrazioni dell'80esimo
La città ha scelto di ricordare
don Venturelli con due momenti di particolare intensità. Giovedì 15 gennaio, alle 11, si terrà l'omaggio al cippo commemorativo nel luogo del martirio, lungo la strada che conduce alla chiesa madre di Fossoli. Il memoriale, realizzato dal
Gruppo Scintilla e benedetto dal
vescovo Erio Castellucci nel 2025, rappresenta un punto di memoria tangibile per le nuove generazioni. Domenica 18 gennaio, alle 18, sarà la Cattedrale di Carpi ad accogliere la solenne celebrazione presieduta dal vescovo. Un momento che unirà tutta la comunità diocesana nel ricordo di un uomo che meritò, nel 2006, la medaglia d'oro al valore civile.
Una nuova biografia per non dimenticare
Il 2026 vedrà anche l'uscita di una nuova biografia di
don Venturelli, affidata agli storici
Fabio Montella e
Gianluca Fulvetti per le edizioni della
Fondazione Fossoli. Un lavoro necessario per consegnare alle generazioni future il ritratto completo di un uomo che scelse sempre la parte più difficile: quella della verità e della carità cristiana, anche quando costava caro. In tempi come i nostri, dove le divisioni sembrano talvolta prendere il sopravvento sul dialogo, la figura di
don Francesco Venturelli ci ricorda che esistono valori che vanno oltre le appartenenze politiche. La sua eredità più grande non è tanto il martirio, quanto l'esempio di un uomo che mise la dignità umana al centro della sua esistenza, senza distinguere tra amici e nemici. Un esempio che Carpi fa bene a celebrare, perché in quella scelta coraggiosa di ottant'anni fa c'è un insegnamento che vale ancora oggi.