È morto Antonio Mazzarella, l'uomo che per oltre quarant'anni ha trasformato la sua esperienza di genitore in una battaglia quotidiana per i diritti dei disabili. Se oggi a Carpi le famiglie con figli diversamente abili trovano più porte aperte e meno ostacoli, lo devono anche a lui.
L'eredità di un pioniere
Mazzarella se n'è andato ieri dopo una lunga malattia, lasciando un vuoto che sa di storia. Non era un santo, era qualcosa di più prezioso: un carpigiano testardo che non si è mai arreso. Quando negli anni Settanta i bambini disabili venivano ancora relegati ai margini del sistema scolastico, lui già lottava per l'inclusione, radunando attorno a sé il primo nucleo di genitori che non accettavano l'inaccettabile. La sua forza nasceva dall'esperienza: sindacalista di formazione, aveva imparato che i diritti non si conquistano con le buone maniere ma con la determinazione e la competenza. "Sempre molto documentato e capace di analisi critica", lo ricorda con affetto Marianna Carlino, attuale presidente di Adifa, l'Associazione disabili e familiari di Carpi che Mazzarella contribuì a fondare nel 2011.
Il presidente che non mollava mai
Per anni ha guidato l'Associazione mutilati e invalidi civili (Anmic) di Carpi, arrivando anche alla presidenza provinciale. Una responsabilità che ha portato avanti come sapeva fare: senza sconti e senza compromessi. Le barriere architettoniche? Un nemico personale da abbattere, marciapiede dopo marciapiede, scalino dopo scalino. Chi lo ha conosciuto racconta di un uomo che non si accontentava delle promesse. Voleva fatti, date, progetti concreti. E spesso li otteneva, perché di fronte alla sua preparazione e alla sua ostinazione, anche i più riluttanti finivano per cedere.
Un'eredità che continua
Fino al 2019 ha presieduto Adifa, l'associazione che oggi conta centinaia di famiglie e che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la comunità carpigiana. Anche dopo aver lasciato la presidenza, è rimasto presidente onorario, continuando a essere una presenza discreta ma preziosa. La sua storia si intreccia con quella di una Carpi che è cambiata, che ha imparato a guardare la disabilità con occhi diversi. Non è stato un percorso facile, ma Antonio Mazzarella ha dimostrato che quando si ha una causa giusta e la determinazione per portarla avanti, anche le montagne si possono spostare. Il cordoglio di Adifa e di tutto il mondo dell'associazionismo carpigiano non è solo un omaggio formale. È il riconoscimento a un uomo che ha saputo trasformare il dolore personale in speranza collettiva, la rabbia in energia costruttiva, l'isolamento in comunità. Carpi perde un cittadino che ha saputo fare la differenza. E questa, in fondo, è la migliore eredità che si possa lasciare.