La mozione respinta: un nuovo capitolo nella saga della multiutility
Il
15 gennaio 2026, nel Consiglio comunale di Carpi, si è consumato l'ennesimo atto di una vicenda che sembra non avere fine: quella di
Aimag SpA. La consigliera
Monica Medici di
Carpi Civica ha visto respinta la sua mozione che chiedeva di riportare la società sotto il pieno controllo pubblico, seguendo le indicazioni delle Corti dei Conti che avevano bocciato senza appello l'acquisizione da parte di Hera. La maggioranza di centrosinistra ha votato compatta contro, usando una motivazione che fa sorridere amaramente: "Non può essere il Comune di Carpi da solo a decidere come sarà il nuovo CdA". Come se una mozione - semplice strumento di indirizzo politico - fosse un decreto legge. Una scusa che, come sottolinea il comitato
Carpi per la giustizia climatica e sociale, suona più come un "imbarazzante tentativo di non prendere posizione".
Il precedente che non si può ignorare
La vicenda ha radici profonde. Nel
settembre 2025, le Corti dei Conti di Emilia Romagna e Lombardia avevano demolito il progetto di cessione di Aimag a Hera, evidenziando "numerosi profili di criticità" e l'assenza di una procedura di gara trasparente. I giudici contabili non avevano usato mezzi termini: l'operazione avrebbe favorito "il contrapposto fine di lucro del socio privato" in spregio al
Decreto Legislativo 175/2016 che regola le società partecipate pubbliche. Ma evidentemente quelle bocciature pesano poco quando si tratta di mantenere equilibri politici. La maggioranza carpigiana ha rivendicato "il grande valore politico dell'unità di intenti tra Sindaci di schieramenti diversi", quella stessa unità che aveva portato a sostenere un progetto giudicato illegittimo dalle massime autorità di controllo.
La richiesta di Medici: ritorno alla legalità
La mozione presentata da
Monica Medici non chiedeva la luna. Semplicemente l'applicazione della legge: ricostituzione del
Patto di Sindacato (assente dal 2023), nomina di un nuovo Consiglio di Amministrazione "interamente pubblico" e rispetto dei criteri di rappresentanza territoriale previsti dal Testo Unico delle partecipate pubbliche. Una richiesta di normalità che è stata percepita come rivoluzionaria. Curioso come la stessa maggioranza che a
Mirandola viene battuta dalla destra trovi alleanze trasversali quando si tratta di non disturbare certi equilibri.
Il futuro incerto di un bene comune
La vera domanda che rimane senza risposta è: che tipo di
Patto di Sindacato stanno preparando i sindaci dei comuni soci? Se queste sono le premesse, c'è poco da stare tranquilli. La battaglia per il controllo pubblico dei servizi essenziali è tutt'altro che finita. Come ricorda il comitato cittadino, la soluzione per evitare la "famigerata gara del servizio idrico" esiste: la ripubblicizzazione del servizio, fattibile alla scadenza delle concessioni. Ma per arrivarci serve coraggio politico, quella merce rara che sembra mancare nelle aule consiliari, dove le parole "bene comune" risuonano vuote quando si tratta di passare ai fatti. La vicenda Aimag continua a essere lo specchio fedele di una politica locale che preferisce gli equilibri di palazzo alla trasparenza verso i cittadini. E intanto, i servizi pubblici restano in bilico tra interessi privati e controllo democratico.