Si è spenta ieri al Ramazzini una delle figure più rispettate della nostra Carpi: Marc'Aurelio Santi, ingegnere di 69 anni che ha lasciato un'impronta indelebile nel tessuto urbano e sociale della città. Con lui se ne va un pezzo della storia politica e architettonica carpigiana degli ultimi tre decenni.
L'uomo delle grandi opere
Quando camminiamo per Carpi, spesso non ci rendiamo conto che molti degli edifici che vediamo ogni giorno portano la firma di Marc'Aurelio Santi. Il complesso direzionale di via Marx, dove troviamo il Centro Romeo e l'ex Gamma, è solo una delle sue realizzazioni più visibili. Ma la sua matita ha disegnato anche la Cantina sociale di Carpi e Sorbara, la Chiesa sussidiaria della Madonna delle Nevi a Quartirolo, e innumerevoli interventi di restauro che hanno salvaguardato il patrimonio storico della città. Particolare significato hanno avuto i suoi progetti legati ai terreni dell'eredità Crotti: l'area ex Silan e il comparto del casello sull'A22, oltre all'area ex Cantina sociale in viale De Amicis. Progetti che hanno ridisegnato interi quartieri, dimostrando come l'urbanistica possa essere al servizio della comunità.
Il politico del dialogo
Ma Marc'Aurelio Santi non era solo un tecnico. La sua passione per la cosa pubblica lo ha portato a essere protagonista delle trasformazioni politiche degli anni Novanta e Duemila. Segretario del Partito Popolare nel 1993, poi consigliere comunale per la Margherita tra il 1995 e il 1997, è stato uno di quelli che hanno creduto fin dall'inizio nel progetto del Partito Democratico. Come consigliere provinciale dal 2009 al 2014, ha portato la voce di Carpi negli organismi sovracomunali, sempre con quel pragmatismo che caratterizza i migliori amministratori della nostra terra. La sua convinzione nella fusione Ds-Margherita non era ideologia, ma la comprensione che solo unendo le forze si potesse costruire qualcosa di duraturo per il territorio.
L'eredità di chi costruisce
Lascia la moglie e due figli, ma soprattutto lascia una città più bella e funzionale. In un'epoca in cui la politica spesso si riduce a slogan e la professionalità viene messa in discussione, Marc'Aurelio Santi rappresentava quel modello di cittadino che sa mettere le competenze al servizio della collettività. Le sue opere parlano ancora oggi di una visione lungimirante: dai moderni centri benessere nel settore privato alle chiese che accolgono le comunità, ogni progetto aveva quella solidità che viene solo da chi conosce il territorio e ama la propria città.
Una lezione per tutti
In tempi di urbanizzazione selvaggia e speculazione edilizia, l'esempio di Santi ci ricorda che si può costruire rispettando il paesaggio e le tradizioni. I suoi interventi di restauro e recupero dimostrano che l'innovazione non deve per forza significare distruzione del passato. La malattia che lo aveva colpito non aveva scalfito la stima che i carpigiani nutrivano per lui. Perché quando un uomo dedica la vita a migliorare la propria città, quella riconoscenza attraversa le appartenenze politiche e diventa patrimonio comune. Carpi perde oggi un costruttore nel senso più nobile del termine: uno che ha edificato non solo palazzi, ma anche ponti tra le persone e tra le idee. Una lezione che questa città non dovrebbe dimenticare.