Mentre i bambini giocano sulle altalene, il Comune approva l'installazione di un ripetitore ILIAD proprio dove i nostri piccoli corrono ogni giorno.
I cittadini di Piazzale Don Venturelli si sono organizzati in comitato e lanciano l'allarme: "Ci stanno sottraendo il nostro parco".
La decisione del Comune
Con la
Delibera di Giunta n. 262 del 2 dicembre 2025, l'Amministrazione comunale ha dato il via libera all'installazione di una nuova stazione radio base della società
ILIAD ITALIA S.p.A. L'area scelta si trova proprio all'interno del parco pubblico con le giostrine, a poche decine di metri da oltre
150 famiglie che vivono nella zona. La concessione prevede un canone mensile di
14.000 euro per nove anni, rinnovabili. Ma i soldi, per il comitato, non sembrano essere il punto della questione, anche se in consiglio comunale le opposizioni hanno esposto più di qualche dubbio sulla convenienza dell'accordo raggiunto con la compagnia telefonica, definito dalla civica
Monica Medici "un furto ai cittadini".
I numeri che preoccupano
La posizione dell'antenna fa alzare più di un sopracciglio:
circa 500 abitanti vivono nei palazzi circostanti, mentre a soli
200 metri si trovano un asilo nido, una scuola d'infanzia, una scuola elementare e un centro sportivo per ragazzini. Insomma, proprio dove la vita della comunità si concentra maggiormente.
Il Comitato dei cittadini non usa mezzi termini: "L'Amministrazione comunale, nonostante abbia dichiarato che il benessere del cittadino è sempre prioritario, non ha considerato localizzazioni alternative". Una contraddizione che fa rumore, soprattutto se si leggono le stesse delibere comunali che parlano di "minimizzare l'esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione, specie per i recettori sensibili come scuole".
La scienza e i dubbi
La questione delle antenne vicino alle scuole non è nuova.
L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come "possibilmente cancerogeni" nel 2011, raccomandando nel 2019 una rivalutazione "con priorità elevata". Gli studi più recenti, incluso quello del Parlamento Europeo del 2021, confermano che mentre gli "effetti termici" delle radiofrequenze sono ben documentati, restano dubbi sugli effetti a lungo termine, soprattutto sui bambini.
L'Istituto Superiore di Sanità ribadisce che la ricerca continua, ma i limiti di sicurezza attuali sono rispettati.
La legge dalla parte di ILIAD
Dal punto di vista normativo,
ILIAD ha tutte le carte in regola. Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche del 2003 considera le antenne "opere di urbanizzazione primaria" con carattere di pubblica utilità. Il divieto esiste solo per edifici sanitari, assistenziali e scolastici, ma non per le aree verdi adiacenti.
ARPA e USL verificheranno i limiti di esposizione, come prevede la procedura standard. Tutto legale, tutto regolare. Ma forse non tutto giusto.
Il parco perduto
Quello che più ferisce i cittadini è vedere trasformare uno spazio verde in un'area tecnica. "Sottraendo all'uso comune spazi verdi e percorsi pedonali utilizzati dai bambini", scrivono dal Comitato. In una città dove ogni metro quadro di verde pubblico dovrebbe essere un tesoro, questa scelta appare quantomeno discutibile. I residenti non si arrendono e "restano disponibili a confronti pubblici per proporre soluzioni condivise". La democrazia partecipativa, quella vera, parte spesso proprio da qui: da un gruppo di cittadini che difende il proprio quartiere.
Il pragmatismo di chi decide
In tempi di transizione digitale, le antenne servono.
ILIAD deve garantire copertura ai propri clienti e il Comune può incassare 168.000 euro l'anno. Dal punto di vista tecnico e amministrativo, tutto fila liscio. Ma forse, proprio per questo, sarebbe stato il caso di cercare un'altra soluzione. Non per paura infondata delle onde elettromagnetiche, ma per rispetto verso una comunità che ha il diritto di vivere i propri spazi pubblici senza trasformarli in aree tecniche.
Carpi ha bisogno di connessione, questo è innegabile. Ma ha bisogno anche di amministratori che sappiano ascoltare chi ogni giorno porta i bambini a giocare in quel parco. Perché alla fine, sono proprio loro i veri stakeholder di questa storia.