Antenne e polemiche: Carpi sceglie il dialogo


Antenne e polemiche: Carpi sceglie il dialogo

Il caso di piazzale don Venturelli diventa simbolo delle tensioni urbane

La questione dell'antenna Iliad a piazzale don Venturelli ha acceso un dibattito che va ben oltre la semplice installazione di una stazione radio base. Qui si confrontano due visioni: quella dell'Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Riccardo Righi, che si attiene scrupolosamente alla normativa nazionale, e quella dei cittadini del Comitato di piazzale don Venturelli, che chiedono maggiore partecipazione nelle decisioni che riguardano il loro quartiere.

L'assemblea pubblica: due ore di confronto serrato

Lunedì 23 marzo all'auditorium Loria si è consumato un confronto che ha visto protagonisti il sindaco Righi, l'assessora all'Ambiente Serena Pedrazzoli, i tecnici comunali, gli esperti Arpae e una folta rappresentanza di cittadini preoccupati. Due ore intense di dibattito che hanno messo in luce le complessità di una normativa che spesso non tiene conto delle sensibilità locali. Il sindaco ha ribadito con fermezza la posizione dell'Amministrazione: "Le stazioni radio base sono assimilate dalla legge a opere di urbanizzazione primaria e hanno carattere di pubblica utilità". Una posizione tecnica ineccepibile, ma che non ha placato le inquietudini dei residenti, particolarmente sensibili alla vicinanza dell'antenna al polo scolastico della prima infanzia.

I numeri della sicurezza: quando la scienza incontra la paura

I dati tecnici parlano chiaro: l'antenna rispetterà il limite italiano di 15 volt/metro, molto più restrittivo di quello europeo di 61 V/m. Le previsioni indicano emissioni inferiori ai 6 V/m, valori che Arpae e Ausl hanno giudicato sicuri. Eppure, quando si parla di salute dei bambini che frequentano asilo nido, scuola materna ed elementare nelle vicinanze, i numeri da soli non bastano a tranquillizzare. La scelta del sito è stata il risultato di un compromesso tecnico: tra piazzale don Venturelli e via don Dante Sala, la prima opzione garantiva maggiore distanza dalle abitazioni e minore impatto visivo. L'Amministrazione è riuscita a spostare la posizione originaria di 70 metri, portandola a ridosso della ferrovia.

Il potere limitato dei Comuni di fronte alle big tech

Emerge qui una questione che riguarda tutta Italia: i Comuni hanno margini di manovra minimi di fronte alle richieste dei gestori telefonici. Come ha spiegato l'Amministrazione, se il sito proposto non risponde alle esigenze di copertura, Iliad potrebbe scegliere liberamente un edificio privato della zona o addirittura richiedere l'esproprio. È un paradosso tutto italiano: da un lato si chiede ai sindaci di essere vicini ai cittadini, dall'altro li si priva degli strumenti per incidere realmente sulle decisioni. Il Codice delle comunicazioni elettroniche del 2003 ha creato un sistema che privilegia le esigenze di copertura tecnologica rispetto alle sensibilità territoriali.

La risposta dei cittadini: partecipazione, non ostruzionismo

Il Comitato Cittadini Piazzale don Venturelli ha dimostrato maturità civica, chiedendo non l'annullamento del progetto ma "un confronto aperto, trasparente e partecipato". Le richieste sono concrete: accesso alla documentazione completa della Conferenza dei Servizi e l'apertura di un tavolo tecnico che coinvolga Amministrazione, Iliad e cittadini. Righi ha accolto positivamente queste proposte, impegnandosi a contattare direttamente Iliad per verificare alternative. Un gesto che dimostra come, anche dentro le maglie strette della normativa nazionale, sia possibile trovare spazi di dialogo.

Una lezione per il futuro

Il caso di piazzale don Venturelli diventa un laboratorio per sperimentare nuove forme di partecipazione civica. Non si tratta di bloccare il progresso tecnologico - la copertura 5G è ormai indispensabile - ma di trovare modalità più inclusive per gestire trasformazioni che toccano da vicino la vita quotidiana dei cittadini. L'impegno del sindaco a ricontattare Iliad rappresenta un precedente importante: anche quando la legge non lo impone, l'amministratore pubblico può farsi interprete delle istanze della comunità. È questo il valore aggiunto della democrazia locale, quello spazio umano che nessuna normativa nazionale può codificare ma che fa la differenza tra una città vissuta e una città subita. La vicenda non è chiusa. Nei prossimi giorni si capirà se dalle parole si passerà ai fatti e se sarà possibile trovare una soluzione che coniughi progresso tecnologico e sensibilità civica. Carpi, ancora una volta, si trova a fare i conti con le contraddizioni del nostro tempo, cercando di risolverle con quello spirito pragmatico che da sempre caratterizza la sua gente.

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