C'è una notizia che rischia di passare sotto traccia, nascosta tra le pieghe di un linguaggio tecnico che farebbe scappare chiunque: Pan-Elastography Machine Learning Score. Detto così, viene voglia di voltare pagina. Eppure dietro questo nome da fantascienza si cela qualcosa che tocca la vita di migliaia di persone, anche qui nella Bassa. Perché quando il fegato si ammala, e si ammala sul serio, spesso non manda avvisi. E quando arrivano i primi segnali, a volte è già tardi.
A Modena, un'équipe guidata dal professor Antonio Colecchia, docente all'Università di Modena e Reggio Emilia e direttore della Gastroenterologia del Policlinico, ha messo a punto, insieme all'Università di Yale e a numerosi centri di eccellenza europei, un algoritmo di intelligenza artificiale capace di fare ciò che fino a ieri richiedeva esami invasivi e una buona dose di fortuna clinica: prevedere il rischio di complicanze gravi nei pazienti con malattie epatiche croniche avanzate.
Il nemico silenzioso: l'ipertensione portale
Parliamo dell'ipertensione portale clinicamente significativa, una condizione che è tra le principali cause di scompenso e mortalità per chi soffre di cirrosi e altre malattie croniche del fegato. Il gold standard per diagnosticarla è la misurazione del gradiente pressorio venoso epatico, una metodica invasiva disponibile soltanto in centri altamente specializzati. Non proprio una passeggiata, insomma.
L'algoritmo messo a punto dal team di Colecchia, battezzato ELM Score, riesce invece a combinare dati ottenuti dall'elastografia del fegato e della milza con informazioni cliniche di uso quotidiano: conta piastrinica, età, sesso, eziologia della malattia. Il tutto attraverso un modello avanzato di machine learning che ha digerito i numeri di oltre 1.400 pazienti in una delle più ampie casistiche multicentriche mai utilizzate in ambito epatologico.
Un'unica lingua per macchine diverse
Il vero colpo di genio sta nell'approccio pan-elastografico: l'ELM Score riesce a integrare e armonizzare dati provenienti da tecnologie diverse, FibroScan, ARFI, 2D-Shear Wave Elastography, che finora parlavano lingue differenti, rendendo i risultati confrontabili indipendentemente dalla strumentazione utilizzata. Una specie di traduttore universale, per restare nella fantascienza, ma con applicazioni molto concrete.
I numeri parlano chiaro: l'area di incertezza diagnostica si riduce da circa il 48 per cento a poco più del 12 per cento dei casi. In altre parole, l'algoritmo toglie dall'imbarazzo i medici in quasi quattro casi su dieci, indicando con molta più precisione chi ha davvero bisogno di cure preventive e chi può stare relativamente tranquillo.
La voce del professor Colecchia
«L'impiego dell'intelligenza artificiale, spiega il professor Colecchia, ci permette di integrare in modo efficace dati clinici e strumentali, migliorando la capacità di individuare i pazienti con ipertensione portale clinicamente significativa e di orientarli più precocemente verso le strategie terapeutiche più appropriate». Parole da scienziato, ma con un sottotesto che chiunque può cogliere: meno esami invasivi, meno attese, più certezze. E la possibilità di iniziare prima i trattamenti con beta-bloccanti, farmaci che possono letteralmente cambiare la storia clinica di un paziente.
Modena sul tetto del mondo
Lo studio è stato accettato per la pubblicazione sul Journal of Hepatology, la rivista internazionale più autorevole del settore, con un Impact Factor pari a 40. Un traguardo che colloca il Policlinico di Modena e UniMoRe tra i protagonisti della ricerca mondiale in epatologia. Non è roba da poco, in un Paese dove la sanità pubblica viene spesso data per spacciata e dove i ricercatori bravi finiscono per prendere un aereo e non tornare più.
C'è ancora strada da fare, lo ammette lo stesso Colecchia, che parla della necessità di «ulteriori studi prospettici e del completamento del percorso di approvazione regolatoria» prima di vedere l'ELM Score nella pratica clinica quotidiana. Ma la direzione è segnata: una medicina sempre più personalizzata, sempre meno invasiva, sempre più capace di intercettare il pericolo prima che sia troppo tardi.
Una bella notizia per chiunque abbia a che fare con un fegato capriccioso. E nella Bassa, tra gnocco fritto e lambrusco, siamo in tanti a sapere di cosa parliamo.