Un investimento da 21 milioni di euro, una struttura all'avanguardia, ma solo 19 studenti iscritti. Il Polo Tecnologico Universitario di Via Corbolani a Carpi rappresenta oggi uno dei paradossi più emblematici dell'alta formazione italiana: uno spazio modernissimo che rischia di rimanere sottoutilizzato mentre il territorio circostante ha disperatamente bisogno di innovazione.
Il gigante addormentato di Via Corbolani
Nel settembre 2023, dopo un cantiere record di appena 365 giorni, ha aperto i battenti il Polo Tecnologico Universitario di Carpi. Una struttura da sogno: 5.000 metri quadri di spazi a energia quasi zero, quattro aule di diverse capienze, laboratori attrezzati, officine e zone di coworking. Il tutto a un passo dalla stazione ferroviaria e dal centro storico, frutto del più grande investimento mai sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. Oggi, a poco più di due anni dall'inaugurazione, i numeri raccontano una realtà diversa dalle aspettative. Il Corso di Laurea Magistrale in Sustainable Industrial Engineering dell'Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), unico programma didattico ospitato nella sede, conta appena 19 nuovi immatricolati per l'anno accademico 2024-2025. Un dato in leggero calo rispetto ai 23 del primo anno, ben lontano dai 50 studenti che il rettore Carlo Adolfo Porro aveva auspicato in fase di avvio. Come ha riconosciuto il professor Paolo Tartarini, referente del corso, si tratta di numeri coerenti con altri curricula analoghi a Modena, ma insufficienti per giustificare pienamente un investimento così importante. Il rischio è che questo gioiello architettonico si trasformi in un "meraviglioso contenitore senza contenuto".
Un territorio che cerca il futuro
Per comprendere l'urgenza di una soluzione, basta guardare al contesto economico. Carpi è storicamente la capitale del tessile-abbigliamento italiano, un distretto che conta circa 700 imprese e 4.500 addetti. Marchi iconici come Liu Jo, TwinSet e Blumarine sono nati e cresciuti qui, rendendo la città un punto di riferimento mondiale per la moda. Ma il distretto ha vissuto trasformazioni drammatiche. Prima la globalizzazione e lo smantellamento dell'Accordo Multifibre, poi la pandemia che nel 2020 ha tagliato del 24% le esportazioni. In trent'anni, il tessuto produttivo si è più che dimezzato. Oggi le imprese si stanno riposizionando verso il lusso e la produzione per le grandi maison, ma servono nuove competenze: digitalizzazione, sostenibilità ambientale, automazione, intelligenza artificiale applicata alla produzione.
La proposta: un hub per startup
È qui che nasce un'idea tanto semplice quanto ambiziosa: trasformare gli spazi sottoutilizzati del Polo Tecnologico in un incubatore e acceleratore di startup. Non un'alternativa alla didattica, ma il suo complemento naturale, capace di rendere la sede di Carpi attrattiva per studenti, ricercatori e investitori.
La struttura dell'Hub
Il progetto si articolerebbe su tre livelli. Il primo, la pre-incubazione, sarebbe dedicato alla fase embrionale delle idee: studenti, laureandi e giovani imprenditori del territorio potrebbero accedere a programmi strutturati di validazione delle idee di business, con workshop di design thinking e primi contatti con mentor esperti. Il secondo livello, l'incubazione vera e propria, offrirebbe alle startup selezionate spazi fisici attrezzati all'interno del Polo, un programma di accompagnamento con mentoring specializzato, supporto legale per la costituzione delle società e formazione su temi chiave come fundraising e marketing. Il terzo livello, l'accelerazione, sarebbe riservato alle startup più mature, con focus specifico sull'accesso ai capitali e sulla scalabilità. Qui entra in gioco la figura chiave dell'Investment Manager, il cui compito sarebbe costruire e mantenere relazioni con business angel, fondi di venture capital e piattaforme di crowdfunding equity.
I modelli di successo da cui imparare
L'Italia e l'Europa offrono esempi eccellenti a cui ispirarsi. Almacube, l'incubatore dell'Università di Bologna, nato nel 1999, conta oggi 55 startup attive e ha contribuito a rendere l'ateneo bolognese tra i primi tre in Italia per attrazione di investimenti venture capital, con 1,1 miliardi di euro raccolti negli ultimi cinque anni. A livello nazionale, il benchmark è I3P, l'incubatore del Politecnico di Torino, eletto miglior incubatore pubblico al mondo nel ranking UBI Global 2019-2020. PoliHub del Politecnico di Milano ha valutato oltre 9.000 progetti, accelerato più di 900 startup e facilitato la raccolta di 200 milioni di euro di investimenti. In Europa spicca l'EPFL Innovation Park di Losanna, che in trent'anni ha costruito un ecosistema con 2.950 professionisti, 250 aziende high-tech e startup che nel 2021 hanno raccolto oltre 700 milioni di franchi svizzeri.
I vantaggi competitivi di Carpi
Carpi non parte da zero. La città dispone di vantaggi competitivi unici: l'infrastruttura esiste già ed è modernissima, azzerando i costi infrastrutturali iniziali. Il tessuto imprenditoriale locale è denso, organizzato e - per la prima volta nella sua storia - alla ricerca attiva di innovazione. CNA, LAPAM-Confartigianato e Confindustria Emilia hanno già dimostrato di saper collaborare su obiettivi comuni. La posizione è strategica: Carpi è a una fermata di treno da Modena, ben collegata a Bologna e al cuore della Motor Valley emiliana. La Fondazione CR Carpi ha dimostrato straordinaria capacità di investimento e chiara volontà di far evolvere il progetto oltre la dimensione puramente didattica.
Non un costo, ma un investimento nel futuro
Il Polo Tecnologico Universitario di Carpi è stato concepito come spazio multifunzionale per favorire la contaminazione tra didattica, ricerca e attività imprenditoriale. Il progetto originario prevedeva già la destinazione di locali a startup e spin-off universitari. È il momento di prendere sul serio quella promessa. Un Hub per startup vivace renderebbe il Corso di Laurea più attrattivo, creerebbe contaminazione tra ricerca e applicazione industriale, genererebbe ritorno economico per il territorio e giustificherebbe pienamente l'investimento di 21 milioni di euro sostenuto dalla comunità carpigiana. Carpi ha sempre saputo reinventarsi: dai cappelli di paglia alla maglieria, dal pronto moda al lusso. La prossima trasformazione potrebbe partire proprio da Via Corbolani, dove 5.000 metri quadri di futuro aspettano di essere riempiti non solo di studenti, ma di idee, imprese e ambizione.