L'alba del nuovo anno porta una nuova tifosiná
Il 2026 è iniziato con il miglior auspicio possibile:
Camelia, la prima bambina nata a Carpi quest'anno, ha visto la luce all'alba del primo gennaio alle ore 5.43 presso l'ospedale
"Ramazzini". Un nome che profuma di primavera in pieno inverno, quasi a voler anticipare le speranze che ogni inizio d'anno porta con sé. I genitori
Kawtar e
Nabil, di origine marocchina ma con cittadinanza italiana e residenti a Medolla, hanno accolto la piccola Camelia che con i suoi
4.025 grammi ha fatto il suo ingresso nel mondo biancorosso. Non è sola: ad aspettarla c'erano già tre fratellini,
Tarik,
Fatima e
Riyad, pronti ad accoglierla nella loro famiglia che da oggi si allarga ulteriormente.
La tradizione che scalda il cuore
Come ormai consuetudine consolidata, la società biancorossa non si è lasciata sfuggire l'occasione per dare il benvenuto alla nuova cittadina carpigiana.
Le sciarpette biancorosse sono state donate non solo alla piccola Camelia, ma anche ai suoi fratellini e ai genitori, in un gesto che va oltre il semplice omaggio sportivo. È una tradizione che da un anno il
Carpi Calcio porta avanti con orgoglio: ogni bambino che nasce all'ospedale cittadino riceve in dono i colori della città, quasi a voler suggellare fin da subito il legame indissolubile tra la nuova vita e la terra che l'accoglie.
Il Ramazzini, eccellenza che continua
La scelta dell'ospedale
"Ramazzini" come luogo di nascita non è casuale. La struttura sanitaria carpigiana ha ricevuto nel 2024 il massimo riconoscimento da
Agenas per il percorso maternità, distinguendosi per la qualità delle prestazioni e la riduzione dei tagli cesarei, posizionandosi tra le eccellenze regionali. Il punto nascita di Carpi si conferma così non solo un luogo sicuro dove venire al mondo, ma anche un simbolo di quella qualità che caratterizza la nostra città in ogni ambito, dal calcio alla sanità. Benvenuta
Camelia, che questo 2026 ti porti la stessa gioia che hai portato tu in questi primi istanti dell'anno nuovo. E chissà che tra qualche anno non ti vedremo al
"Sandro Cabassi" a tifare per i nostri colori, quella sciarpa biancorossa che oggi ti hanno regalato orgogliosamente al collo.