Il Biscione di Carpi: da simbolo di rigenerazione a emblema dell'immobilismo


Il Biscione di Carpi: da simbolo di rigenerazione a emblema dell'immobilismo

Il complesso edilizio di via Unione Sovietica torna a far discutere, portando nuovamente la città di Carpi sotto i riflettori delle cronache nazionali. 

La storia di un fallimento annunciato

Il Biscione era stato indicato dall'amministrazione comunale come uno degli interventi simbolo della rigenerazione urbana cittadina. Un progetto ambizioso che coinvolge circa 90 unità immobiliari e che nel 2023 aveva ricevuto l'approvazione di un progetto di fattibilità da circa 8,3 milioni di euro oltre IVA. Le ricostruzioni istituzionali parlano di un'operazione da circa 9 milioni complessivi, con 5,6 milioni a carico del Comune di Carpi e ACER. La ricerca di soluzioni concrete per questo complesso aveva portato anche all'organizzazione di un concorso di progettazione, vinto dal raggruppamento temporaneo formato dagli architetti Francesco Pio Merla e Filippo Calzolari insieme all'ingegnere Pasquale De Bonis. Il progetto premiato prevedeva l'inserimento di balconi continui per garantire maggiori spazi di vivibilità e la creazione di nuovi collegamenti per favorire la socializzazione nel quartiere.

I nodi irrisolti

Tuttavia, tra grandi annunci e dichiarazioni d'intenti, la realtà è ben diversa. Simone Morelli di Azione Carpi punta il dito contro quello che definisce "l'ennesimo caso irrisolto" dell'amministrazione comunale. Le domande fondamentali restano senza risposta: dove collocare temporaneamente i residenti durante i lavori, come sostenere economicamente l'operazione, come tutelare le attività commerciali presenti e quale equilibrio economico garantire a un progetto così complesso.

Il peso del Superbonus mancato

Fin dall'inizio, la sostenibilità dell'intervento era legata in larga parte al Superbonus 110%, poi venuto meno insieme al blocco della cessione dei crediti e all'aumento dei costi di costruzione. Una dipendenza da condizioni straordinarie che ha fatto crollare il castello di carte su cui si basava l'intero progetto.

Le proposte alternative ignorate

L'opposizione non si è limitata alla critica. Morelli sottolinea come siano state avanzate "proposte concrete, aprendo anche al coinvolgimento dei privati e indicando soluzioni capaci di rendere l'intervento meno oneroso e persino più sostenibile nel lungo periodo, puntando sull'autonomia energetica dello stabile e su una visione realmente moderna e green". Proposte che, secondo il segretario di Azione, non hanno ricevuto alcuna risposta dall'amministrazione.

Le domande che restano aperte

Il punto politico oggi è chiaro: quanti soldi pubblici sono stati impegnati, spesi o programmati intorno al Biscione e con quale risultato reale per la città? Qual è il cronoprogramma effettivo? Quale soluzione concreta esiste per residenti, commercianti e quartiere? Il Biscione rappresenta oggi qualcosa di più di un semplice edificio in difficoltà. È diventato il simbolo di una Carpi che, secondo l'opposizione, "non può più vivere di annunci, rinvii e propaganda". Lo sconforto e la rabbia che emergono davanti a questo degrado, conclude Morelli, "non si superano con gli slogan: si superano solo tornando a governare con serietà, visione e atti concreti". Una storia che i cittadini di Carpi conoscono bene e che rischia di ripetersi se non arriveranno finalmente risposte concrete da parte dell'amministrazione comunale.

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