Campogalliano: dalla libertà vigilata al carcere


Campogalliano: dalla libertà vigilata al carcere

La cronaca giudiziaria della nostra provincia si arricchisce di un nuovo capitolo, che racconta di come la giustizia, pur tra i suoi meandri burocratici, riesca ancora a mantenere saldo il principio che ogni pena deve essere scontata fino in fondo.

Il fatto: da casa alla cella

Il 13 febbraio scorso, i Carabinieri della Stazione di Campogalliano hanno bussato alla porta di un uomo di 43 anni, cittadino tunisino, per comunicargli che il suo percorso di reinserimento sociale aveva subìto una battuta d'arresto. Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva infatti emesso un'ordinanza di semilibertà che, paradossalmente, lo riportava dietro le sbarre della Casa Circondariale di Modena.

Una storia di recidiva

La vicenda affonda le radici nel 2024, quando l'uomo venne condannato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Non si trattava del primo scivolone: la giustizia aveva già annotato nel suo fascicolo il marchio della "recidiva reiterata", quel timbro che la magistratura appone quando qualcuno non riesce proprio a imparare dai propri errori. La pena da scontare non è da poco: 2 anni e 2 mesi di reclusione. Un periodo che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe servire non solo come punizione ma anche come momento di riflessione e, si spera, di cambiamento.

Il paradosso della semilibertà

Qui emerge uno di quei paradossi del sistema giudiziario italiano che farebbero sorridere se non fossero drammaticamente veri. L'uomo si trovava già agli arresti domiciliari per un'altra causa quando è arrivata l'ordinanza di semilibertà. In pratica, è passato da una forma di detenzione controllata a un'altra, teoricamente più "libera", che però lo ha riportato in cella. La semilibertà, per chi non mastica quotidianamente il diritto penitenziario, è una misura alternativa che permette ai condannati di lavorare o seguire percorsi di reinserimento durante il giorno, tornando in carcere la sera. Un ponte tra la detenzione totale e la libertà completa, che richiede però precise garanzie e, soprattutto, una dimora dove scontare la parte notturna della pena.

I Carabinieri: sentinelle del territorio

L'operazione si inserisce nell'attività quotidiana dei Carabinieri della Compagnia di Carpi, che da sempre rappresentano un punto di riferimento per la sicurezza del nostro territorio. Come sottolinea il Comando provinciale dell'Arma, il controllo del territorio procede "senza sosta", in quella che ormai è diventata una battaglia quotidiana contro l'illegalità in tutte le sue forme. I militari dell'Arma, dalle Stazioni di paese ai comandi cittadini, continuano a presidiare le nostre comunità con quella paziente tenacia che caratterizza il loro servizio. Non fanno rumore, non cercano i riflettori, ma ci sono sempre quando serve.

Riflessioni sulla giustizia

Questa vicenda, apparentemente minore nel grande teatro della cronaca nazionale, racconta però molto del nostro sistema giudiziario. Da un lato, la macchina della giustizia funziona: chi sbaglia paga, le pene vengono eseguite, i controlli non mancano. Dall'altro, emerge tutta la complessità di un sistema che deve bilanciare punizione e recupero, sicurezza pubblica e reinserimento sociale. Il Tribunale di Sorveglianza rappresenta uno degli ingranaggi più delicati di questo meccanismo: ha il compito di valutare quando un condannato può beneficiare di misure alternative, ma anche quello di revocarle quando le condizioni non sono più rispettate. La storia del quarantatreenne di Campogalliano si concluderà tra le mura del carcere modenese, dove avrà tutto il tempo per riflettere sui propri errori.

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