Carabiniere assolto dai laghi di Campogalliano, Unarma attacca: "Espulso ingiustamente, ora risarcimento"
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Il sindacato Unarma non ci sta e dopo l'assoluzione del carabiniere accusato di atti osceni ai laghi Curiel di Campogalliano nel 2021, lancia una dura presa di posizione contro la gestione della vicenda da parte dei vertici dell'Arma.
La vicenda giudiziaria
Il caso risale all'agosto 2021, quando il militare 31enne si trovava presso i laghetti di Campogalliano per pescare. Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'uomo avrebbe commesso atti osceni in presenza di una coppia di agenti della Polizia Locale, che si trovava in un'auto appartata. Due versioni divergenti: da una parte la semplice sorpresa di aver notato i due vigili, dall'altra l'esibizione delle parti intime. Il tribunale ha deciso per l'assoluzione con formula piena - "perché il fatto non sussiste" - confermando le ragioni del militare. Ma per lui la sentenza è arrivata troppo tardi: era già stato espulso dall'Arma durante il procedimento penale.
Le accuse del sindacato
Unarma punta il dito contro la prassi seguita dai vertici militari, che avrebbero adottato il provvedimento di espulsione senza attendere l'esito delle indagini. Una decisione che il sindacato definisce precipitosa e contraria al principio di presunzione d'innocenza. "In casi come questo sarebbe stato possibile percorrere soluzioni alternative", sostiene l'organizzazione sindacale, suggerendo che si sarebbe potuto "prorogare la ferma volontaria del carabiniere fino alla conclusione del processo penale".
Il caso del superiore gerarchico
Particolare amarezza Unarma esprime per il comportamento di un superiore gerarchico che, pur non essendo presente ai fatti né coinvolto nelle indagini, avrebbe deposto sfavorevolmente nei confronti del collega durante il processo. Una circostanza che il sindacato considera grave e che contribuisce a delineare un quadro di gestione poco attenta ai diritti del militare indagato.
La richiesta di risarcimento
Il sindacato chiede ora ai vertici militari "un approfondimento accurato sulla vicenda" per individuare eventuali "omissioni, abusi o eccessi" nella gestione del caso. L'obiettivo è ottenere un risarcimento per il carabiniere, che secondo Unarma è rimasto "vittima di un danno professionale e umano". La richiesta si estende fino al Ministero della Difesa, sollecitato a rivedere le norme e le procedure che regolano la posizione dei militari indagati.
La battaglia per la presunzione d'innocenza
"Il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva deve diventare effettivo e non solo teorico", conclude Unarma, evidenziando come l'attuale sistema possa penalizzare ingiustamente i militari coinvolti in procedimenti giudiziari. La vicenda del carabiniere di Campogalliano diventa così un caso emblematico per il sindacato, che ne fa una bandiera per chiedere maggiori garanzie per tutti i militari sottoposti a indagini penali.
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