Il 2025 si chiude lasciando dietro di sé una città che sembra vivere con il freno a mano tirato.
Carpi, la nostra Carpi, ha attraversato dodici mesi all'insegna della prudenza senile, quasi timorosa di guardare avanti. È stato l'anno dei grandi dibattiti sui piccoli problemi, delle polemiche infinite sui cantieri eterni, delle paure amplificate e delle soluzioni rimandate. Un anno che sa di rinvii e di discussioni da bar dello sport, mentre la vita vera scorre altrove.
La sicurezza: tra numeri e percezioni
La cronaca del 2025 ha ballato principalmente attorno al tema della
sicurezza urbana.
Quarantatré arresti contro i 36 del 2024,
quattordici risse contro tre: numeri che il
sindacalista del Siulp ha saputo usare con maestria per rivendicare il potenziamento del
Commissariato di Pubblica Sicurezza. E aveva ragione, sia chiaro: 41 agenti per una città come Carpi sono davvero pochi, soprattutto quando si confrontano i rinforzi ricevuti da
Mirandola e
Sassuolo. Ma qui casca l'asino. Perché se conti le notizie di cronaca nera apparse sui giornali locali - dai furti ai tentativi di rapina, dalle risse in centro alle aggressioni come quella subita da
Aldo Giammetta in maggio - arrivi a malapena a quaranta episodi in tutto l'anno. Poco per giustificare il clima da "emergenza sicurezza" che ha dominato il dibattito politico.
Il gioco delle parti
Lega e
Fratelli d'Italia hanno cavalcato ogni minimo episodio, trasformando ogni lite tra adolescenti in un caso nazionale. Dall'altra parte,
Pd-Avs-Carpi a Colori ha reclamato più poliziotti e fatto distinguo tecnici tra competenze del
Sindaco, del
Questore e del
Prefetto. Un gioco delle parti stucchevole, dove tutti hanno fatto la loro parte: anche i vertici delle forze dell'ordine e la
Prefettura, interpellati per ben due volte. Il risultato? Più pattugliamenti, più controlli, ma sempre con le stesse forze. Un po' come stirare la coperta: la copi da una parte, si scopre dall'altra.
I minimarket: quando l'elefante ha un nome
Dietro la questione degli orari dei minimarket si nasconde l'elefante nella stanza che nessuno vuol nominare:
l'immigrazione. Si parla di "piccoli negozi di vicinato" gestiti "il più delle volte da non italiani", si citano le ordinanze del
Sindaco di Modena, si intensificano i controlli notturni per verificare se alle 22 si smetta davvero di vendere alcolici. Perfino una delegazione di amministratori si è fatta il giro del centro a notte fonda, scoprendo quello che sanno tutti: che le birre continuano a essere vendute ben oltre l'orario ufficiale. Ma almeno hanno preso una boccata d'aria notturna, che fa sempre bene.
Via Roosevelt: la strada infinita
Se c'è stato un tormentone del 2025, quello è stato il
cantiere di via Roosevelt. Partito nell'ottobre 2024, doveva chiudersi ad aprile 2025. Invece siamo arrivati a dicembre, passando per luglio e ottobre come tappe intermedie di un viaggio senza fine. I residenti hanno fatto quello che fanno i cittadini quando le istituzioni falliscono: si sono organizzati in comitato e hanno scoperto da soli che i lavori di "disigillazione" avevano un piccolo problema tecnico.
I dislivelli creati non permettevano all'acqua di scorrere verso il centro della strada, come previsto dal progetto, ma verso i bordi. Un dettaglio che ha costretto il
Comune ad aprire un contenzioso con l'impresa e a rifare tutto.
L'arte del cantiere perpetuo
Non è stata solo via Roosevelt a tenere banco. Il
sottopasso di Traversa San Giorgio, finalmente inaugurato a giugno insieme al
parco Santacroce, ha fatto compagnia agli altri cantieri sparsi per la città. A un certo punto sembrava impossibile circolare per Carpi senza imbattersi in un nuovo scavo o in un'altra transenna. Poi, all'improvviso, silenzio. Come spesso accade quando i lavori finiscono: se ne smette di parlare, come se non fossero mai esistiti.
Grilli e zanzare: le invasioni dell'estate
L'estate carpigiana ha portato due visitatori inattesi: i
grilli e la
Chikungunya. I primi, annunciati e di durata limitata, hanno fatto meno paura delle zanzare portatrici del virus che ha trasformato Carpi nell'epicentro provinciale dell'epidemia. Per tutto agosto, e anche oltre, la città è stata sommersa da
disinfestazioni e annunci comunali di nuove aree da bonificare. Non si è mai capito perché proprio Carpi sia diventata il centro dell'attenzione delle zanzare infette. Forse hanno sentito che qui si discute molto e si decide poco, e hanno pensato di trovarsi a loro agio.
I tuttologi dei social
La
Chikungunya ha però rivelato una ricchezza nascosta della città: sui social è emersa "una insospettabile quantità di chimici, biochimici, biologi, entomologi, botanici, statistici" pronti a dare consigli e soluzioni. Un patrimonio di competenze che, se fosse vero, farebbe di Carpi una delle città più scientificamente attrezzate d'Italia.
Michele De Rosa: il battitore libero
Nel panorama politico carpigiano,
Michele De Rosa di
Forza Italia si è ritagliato il ruolo del battitore libero. Eletto nelle file del centrodestra, ha trovato un certo gusto nel non allinearsi, riuscendo nell'impresa che non era riuscita nemmeno al
sindaco Alberto Bellelli: far approvare la mozione per revocare la cittadinanza onoraria a
Benito Mussolini. Non contento, è andato dal
Prefetto insieme agli avversari della maggioranza per parlare di sicurezza urbana, scatenando i brontolii dei colleghi di
Fratelli d'Italia e
Lega. Un personaggio che, nel grigiore dell'anno carpigiano, ha almeno il merito della coerenza con le proprie idee.
I progetti che non decollano
L'estate ha visto anche l'annuncio dello sbarco della
Rete di Trieste appoggiata dalla
Cei, presentata al palazzo vescovile con
Nicola Marino come riferimento e la partecipazione di nomi come
Paolo Negro del Pd e
Anna Colli ex
Carpi Futura. Di quel progetto, così come del
Progetto civico Italia annunciato da
Alice Cavazza, non si è saputo più nulla. Ennesima conferma che le liste civiche che tentano di diventare nazionali hanno la stessa probabilità di successo di un gelato al sole di agosto.
Il verdetto di un anno grigio
Tirando le somme, il 2025 carpigiano è stato l'anno delle occasioni mancate e dei problemi ingigantiti. Una città che sembra aver paura del proprio futuro, che si preoccupa più di non essere disturbata che di crescere e rinnovarsi. È stato l'anno dei pensionati impauriti, come dice il titolo originale, di una comunità che preferisce discutere all'infinito piuttosto che decidere. Dove i veri problemi - l'immigrazione, l'integrazione, lo sviluppo economico - vengono affrontati di striscio, nascosti dietro dibattiti su orari e cantieri.
Carpi merita di più. Merita una politica che guardi avanti invece che rifugiarsi nelle polemiche di sempre. Merita amministratori che sappiano trasformare i problemi in opportunità, non in eterni argomenti da campagna elettorale. Il 2026 è alle porte. Speriamo porti con sé il coraggio che è mancato nell'anno che si chiude.