Mail di morte all'Accademia Militare: «Datemi le armi, uccido gli arabi nelle chiese». Espulso in Pakistan


Mail di morte all'Accademia Militare: «Datemi le armi, uccido gli arabi nelle chiese». Espulso in Pakistan

C'è una storia che comincia con una casella di posta elettronica e finisce su un aereo diretto a Karachi. In mezzo, ci sono messaggi agghiaccianti, un uomo con una storia di fragilità e di precedenti penali, e una macchina investigativa che ha funzionato con rara efficienza. Vale la pena raccontarla bene, perché tocca anche noi, i carabinieri di Carpi compresi.

Le mail che hanno fatto scattare l'allarme

A partire dal 26 maggio 2026, una serie di email ha cominciato ad arrivare alla casella di posta dell'Accademia Militare di Modena, uno dei luoghi più simbolici e antichi della formazione militare italiana, fondata nella sua forma moderna nel 1860 e oggi istituto di eccellenza per la formazione degli ufficiali dell'Esercito e dell'Arma dei Carabinieri. Il mittente era un uomo di 32 anni, cittadino pakistano, irregolare sul territorio nazionale, residente nel Carpigiano. I messaggi contenevano frasi di una violenza verbale inequivocabile: «una missione suicida per uccidere qualche nero o arabo in un posto specifico, nella chiesa» e ancora «io per voi uccido quei stronzi che hanno preso di mira le chiese e voi mi date armi, tante armi».

Non si tratta di sfoghi anonimi o di provocazioni scritte nell'oscurità di un forum. Qui c'è un destinatario istituzionale preciso, c'è una richiesta esplicita di armamento, c'è la descrizione di un piano. Le minacce sono connotate da odio razziale e religioso, aggravanti che nel codice penale italiano pesano in modo rilevante.

Le indagini: da Modena a Carpi

Il Nucleo Carabinieri Polizia Militare dell'Accademia Militare ha trasmesso immediatamente le mail alla Procura della Repubblica di Modena, con comunicazione urgente di notizia di reato. I carabinieri di Modena hanno individuato il mittente in tempi rapidi. L'uomo, già gravato da diversi precedenti penali e di polizia, anche per reati contro la persona, risultava in carico a un Centro di Salute Mentale della provincia. Un dettaglio che complica il quadro, come sempre accade quando si incrociano disagio psichiatrico e condotte pericolose: la cura non è garanzia di innocuità, e il confine tra malattia e dolo resta una questione che i magistrati devono valutare caso per caso.

La Procura di Modena ha disposto la perquisizione domiciliare, personale e informatica, delegando l'esecuzione sia alla Compagnia Carabinieri di Modena sia alla Compagnia Carabinieri di Carpi. Un coinvolgimento diretto del nostro territorio, che testimonia come le reti investigative modenesi operino in modo integrato su scala provinciale.

Il 9 giugno: perquisizione e sequestro

Il 9 giugno 2026, coordinati dalla Procura, i carabinieri hanno eseguito il decreto di perquisizione. È stato sequestrato, tra l'altro, un telefono cellulare su cui sono in corso accertamenti tecnici. Parallelamente, la Questura di Modena, tramite il suo Ufficio Immigrazione, ha completato le procedure amministrative per l'espulsione immediata, notificando all'indagato il decreto di accompagnamento alla frontiera.

Il 10 giugno: volo per Karachi

Nella mattinata del 10 giugno 2026, i carabinieri di Modena e il personale dell'Ufficio Immigrazione della Questura hanno accompagnato l'uomo all'aeroporto di Milano Malpensa. Da lì, scortato da personale specializzato della Questura, si è imbarcato su un volo con destinazione Karachi, Pakistan. Il Paese lo ha riconosciuto come proprio cittadino, e la procedura di rimpatrio ha seguito i canali diplomatici ordinari.

Un sistema che ha funzionato. E qualche domanda aperta

Bisogna riconoscere che la catena ha retto: segnalazione, indagine, perquisizione, espulsione in meno di due settimane. In un Paese dove i tempi della giustizia sono spesso misurati in anni, questa rapidità è degna di nota. La collaborazione tra Questura, Procura e Carabinieri, sia modenesi che carpigiani, ha prodotto un risultato concreto.

Restano però alcune domande legittime. Un uomo con precedenti penali, in cura presso un servizio di salute mentale, irregolare sul territorio: come si sia arrivati a questa combinazione esplosiva senza intercettare prima i segnali di rischio è qualcosa che merita riflessione. Non per cercare colpevoli tra gli operatori sanitari o tra le forze dell'ordine, che spesso lavorano con risorse insufficienti, ma perché comprendere le falle aiuta a colmarle. Il disagio mentale non è un'attenuante automatica, ma nemmeno un dettaglio trascurabile.

Per i cittadini di Carpi e della provincia, questa vicenda è un promemoria sobrio: la sicurezza si costruisce con lavoro quotidiano, invisibile, fatto di mail monitorate, di indagini puntuali e di istituzioni che collaborano. Stavolta è andata bene.

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