Ci sono vicende che non fanno rumore sui giornali nazionali, ma che raccontano l'Italia molto più di tanti dibattiti televisivi. Accadono in un pomeriggio qualunque, in una casa qualunque, e hanno per protagonisti persone che potrebbero essere nostri vicini. È quello che è successo a Novi di Modena lo scorso 8 agosto, quando una lite tra marito e moglie è degenerata in violenza, e a farne le spese non è stata soltanto una donna di 41 anni, ma anche i suoi due figli, costretti ad assistere alla scena.
La ricostruzione dei fatti
Il pomeriggio stava scorrendo come tanti altri, in un'abitazione del centro di Novi. Poi la discussione, le urla, e infine l'aggressione. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Stazione di Novi di Modena, un uomo di 53 anni, di origine tunisina, ha aggredito la moglie connazionale, classe 1985, davanti ai figli minorenni. Un copione purtroppo già visto, che trasforma le pareti domestiche da rifugio a trappola.
La donna ha trovato la forza di sporgere formale denuncia. È stata soccorsa dal 118 e trasportata al Pronto Soccorso di Carpi, dove fortunatamente le sue condizioni non sono risultate preoccupanti. Ma le ferite che non si vedono, quelle dell'anima, sono le più difficili da curare. E quando a patirle sono anche dei bambini, il conto con la vita rischia di diventare salatissimo.
L'intervento dei Carabinieri e il Codice Rosso
I militari dell'Arma sono intervenuti con tempestività, interrompendo la condotta violenta e avviando immediatamente gli accertamenti. L'uomo è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Modena. È la procedura prevista dal cosiddetto Codice Rosso, quella legge 69 del 2019 che ha cercato di accorciare i tempi della giustizia quando si tratta di violenza domestica. Una legge che, diciamocelo, è arrivata tardi, ma che almeno ha il pregio di non lasciare sole le vittime nei giorni successivi alla denuncia.
L'ordinanza del GIP: allontanamento immediato
La vicenda ha avuto un seguito pochi giorni dopo. Domenica 16 agosto, gli stessi Carabinieri hanno dato esecuzione all'ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Modena, su richiesta della Procura. Il provvedimento dispone l'allontanamento dell'indagato dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla moglie e ai luoghi da lei frequentati, per i reati di maltrattamenti in famiglia in danno della donna e dei figli minori.
Un provvedimento che restituisce un po' di respiro a chi, in quelle mura, aveva smesso di respirare da tempo. Ma che non può cancellare la paura, né restituire la serenità perduta.
Una comunità che deve interrogarsi
Novi di Modena fa parte dell'Unione Terre d'Argine, e proprio a Carpi opera il Centro Antiviolenza Vivere Donna APS, che copre anche Campogalliano, Soliera e lo stesso territorio novese. Esistono luoghi, numeri di telefono, persone formate per tendere una mano. Ma il primo passo, quello di chiedere aiuto, resta il più difficile. Per paura, per vergogna, per dipendenza economica, per quel ricatto emotivo che spesso si annida nelle relazioni malate.
Due interventi in pochi giorni, commenta una nota del Comando provinciale dei Carabinieri, «che confermano la presenza costante dell'Arma sul territorio e la sua capacità di tutelare le vittime e intervenire con rapidità nelle situazioni familiari più delicate». Ed è vero: bisogna riconoscere che su questo fronte le forze dell'ordine hanno fatto passi da gigante. Ma una società civile non può delegare tutto alle divise. La violenza domestica si previene anche nei condomini, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, con la capacità di non voltarsi dall'altra parte quando si sentono urla oltre la parete.
Perché il coraggio di una donna che denuncia merita di essere raccolto da una comunità intera. Altrimenti resta solo la solitudine, e la solitudine è il miglior alleato dei violenti.