Carpi respira a fatica: scatta l'emergenza smog


Carpi respira a fatica: scatta l'emergenza smog

L'aria che manca

Non c'è pace per i polmoni di Carpi. L'Arpae ha suonato l'allarme: i livelli di PM10 hanno superato la soglia di guardia e il Comune ha dovuto tirare fuori dal cassetto le misure d'emergenza. Fino a lunedì 2 marzo, la nostra città dovrà fare i conti con restrizioni che toccano migliaia di automobilisti e non solo.

Chi resta a piedi

Il provvedimento non fa sconti. Via dalle strade, dalle 8.30 alle 18.30, tutti i diesel Euro 5 - quelli che fino a ieri sembravano ancora rispettabili. Ma non finisce qui: il divieto colpisce anche le benzina fino a Euro 2, i diesel fino a Euro 4, i veicoli a gpl e metano di vecchia generazione e pure i ciclomotori e motocicli Euro 2. Un esercito di mezzi che improvvisamente diventa invisibile nel centro di Carpi, delimitato dalle strade principali. Almeno le vie perimetrali restano percorribili, così come quelle che portano ai parcheggi scambiatori - una magra consolazione per chi deve comunque muoversi.

Le altre regole del gioco

L'emergenza smog non si ferma al traffico. Vietato tenere il motore acceso durante le soste - una regola che dovrebbe essere buonsenso ma che evidentemente ha bisogno di una norma per essere rispettata. Gli edifici devono limitare la temperatura interna, e addio anche ai camini e stufe a legna che non raggiungono le 4 stelle di classificazione ambientale. Il divieto assoluto di spandimento di liquami zootecnici completa il quadro di una città che prova a darsi una ripulita d'emergenza, come chi fa le pulizie di casa solo quando arrivano gli ospiti.

Il ritmo dell'allerta

Le verifiche seguono il calendario dell'Arpae: lunedì, mercoledì e venerdì sono i giorni della verità, quando i dati decidono se Carpi può tornare a respirare normalmente o se deve continuare a trattenere il fiato. Un sistema che trasforma la qualità dell'aria in una specie di bollettino meteorologico, dove invece del tempo si prevede quanto veleno c'è nell'aria. La Regione Emilia-Romagna ha messo nero su bianco queste regole nel suo Piano Aria Integrato 2030, un nome che suona come una promessa di futuro migliore ma che al momento si traduce in divieti del presente.

La realtà dei numeri

Il bacino padano rimane una delle aree più inquinate d'Europa, e Carpi non fa eccezione. Le particelle PM10 - quelle microscopiche che penetrano nei polmoni e non ne escono più facilmente - continuano a superare i limiti di legge con la puntualità di un orologio svizzero, soprattutto nei mesi invernali. Queste misure d'emergenza, applicate quando ormai il danno è fatto, sono come prendere l'aspirina dopo che il mal di testa è già esploso. Servono, certo, ma la vera cura dovrebbe essere preventiva: meno traffico, più trasporto pubblico, più verde urbano. Nel frattempo, i carpigiani si dividono tra chi rispetta i divieti e chi conta sulla scarsa possibilità di controlli. L'iniziativa mira a ridurre l'inquinamento atmosferico e a tutelare la salute pubblica, recita il comunicato ufficiale. Tradotto: stiamo provando a limitare i danni di un problema che conosciamo da decenni ma che continuiamo ad affrontare solo quando diventa insopportabile.

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