Carpi respira veleno: 35 sforamenti nel 2025


Carpi respira veleno: 35 sforamenti nel 2025
I numeri parlano chiaro e non mentono mai, soprattutto quando si tratta della salute dei nostri polmoni. Il Comitato per la Giustizia climatica e sociale di Carpi ha messo nero su bianco una verità scomoda: la nostra città è stata un luogo poco salubre per tutto il 2025.

La matematica dell'inquinamento

La centralina di via Remesina ha registrato dati che farebbero impallidire anche il più ottimista degli assessori. Con le vecchie normative - quelle più permissive, diciamocelo - Carpi avrebbe fatto quasi bella figura: 22 sforamenti rispetto al limite di 50 microgrammi per metro cubo nelle 24 ore, ben sotto la soglia dei 35 sforamenti annuali consentiti. Ma la scienza non fa sconti a nessuno. Con i nuovi parametri europei più severi (45 microgrammi), i numeri diventano impietosi: 35 sforamenti contro un massimo di 18 consentiti dall'Unione Europea e appena 3 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. I dati Arpae confermano questa tendenza regionale: nel 2024 in Emilia-Romagna, solo tre stazioni hanno superato i 35 giorni di sforamento, tra cui proprio Carpi-Remesina con 38 giorni. Un dato che, seppur in miglioramento rispetto ad altre annate, mantiene la nostra città nella poco invidiabile classifica dei luoghi con aria di qualità insufficiente.

Le vere cause del problema

Non è il destino cinico e baro, come direbbe qualcuno. È l'azione dell'uomo che si può cambiare. Il comitato carpigiano punta il dito su responsabilità precise e misurabili.

Riscaldamento: il nemico in casa

La maggior parte delle polveri sottili proviene dai nostri impianti di riscaldamento. Caldaie a gas obsolete e, soprattutto, le stufe a biomassa con quei pellet che sembrano ecologici ma inquinano come ciminiere d'altri tempi. Il problema ha un volto sociale: sono spesso le famiglie più fragili economicamente a non poter permettersi impianti moderni e meno inquinanti.

Traffico: il 56% degli ossidi di azoto

Gli autoveicoli a combustione interna producono più della metà degli ossidi di azoto, precursori di quelle polveri sottili che respiriamo ogni giorno. E mentre costruiamo sempre più strade - il consumo di suolo galoppa sotto i nostri occhi - dimentichiamo che ogni metro quadro di asfalto in più significa un metro quadro di verde in meno.

Agricoltura intensiva: il 98% dell'ammoniaca

Gli allevamenti intensivi con i loro liquami sono responsabili del 98% delle emissioni di ammoniaca, altro precursore inquinante. Un dato che fa riflettere su un modello produttivo che forse andrebbe ripensato.

La soluzione verde ignorata

C'è una soluzione antica quanto il mondo che le nostre amministrazioni considerano "quasi una seccatura": gli alberi. Secondo studi scientifici, potrebbero ridurre la presenza di polveri sottili fino al 30%. Eppure continuiamo a preferire l'asfalto al verde, i parcheggi ai parchi, le rotonde spoglie ai boschi urbani. Gli alberi sempreverdi, in particolare, lavorano tutto l'anno come filtri naturali, ma sembrano non interessare a chi dovrebbe pianificare il futuro della città.

Il verdetto senza appello

La conclusione del comitato è dura ma realistica: consumo di suolo eccessivo, mancanza di boschi urbani, assenza di politiche pragmatiche per rimuovere le cause dell'inquinamento rappresentano "il vero assalto alla nostra salute e alla nostra qualità della vita". Non sono parole al vento, ma la fotografia di una città che respira male e che potrebbe respirare molto meglio. Basta volerlo davvero, con investimenti seri nella transizione energetica e aiuti concreti alle famiglie più fragili. Perché l'aria pulita non dovrebbe essere un lusso per pochi, ma un diritto per tutti i cittadini di Carpi.
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