C'era una volta il Rigamonti, teatro di imprese biancorosse che i tifosi del Carpi custodiscono nella memoria. La serata di venerdì 21 agosto, invece, ha raccontato un'altra storia: quella che tutti si aspettavano, con la Union Brescia padrona del campo e i ragazzi di mister Cassani a lezione dalla squadra più attrezzata del Girone A. Finisce 3-1, e non poteva andare diversamente contro una formazione che solo due mesi fa sfiorava la Serie B, arrendendosi all'Ascoli nella finale playoff.
Il copione che tutti conoscevano
Bastano sei minuti perché il Rigamonti si infiammi: Marras raccoglie palla al limite, alza la testa e disegna una parabola che si spegne all'incrocio dei pali, alla destra di uno Scacchetti senza colpe. Il Carpi accusa il colpo, ma ha il merito di non disunirsi. E al 19' arriva il lampo che fa sognare i trecento coraggiosi arrivati da Carpi: Armati si complica la vita con un passaggio orizzontale suicide, Leonardo Morosini fiuta il pericolo come solo i grandi ex sanno fare, intercetta e infila Zacchi con una precisione chirurgica. Il più classico dei gol dell'ex: Morosini, cresciuto proprio nel vivaio del Brescia, non esulta, ma il suo sinistro vale l'1-1.
Spalancare la porta e sperare che non succeda nulla
L'illusione dura dodici minuti. Perché questo Carpi, generoso ma ancora acerbo, ogni volta che concede un varco viene punito con la puntualità di un orologio svizzero. Al 31' Rizzo Pinna addomestica un rinvio del portiere, avanza indisturbato, triangola con Marras e mette al centro un cross che Crespi trasforma in gol con un colpo di testa fin troppo facile: la difesa biancorossa lo ha lasciato colpevolmente solo in piena area. Il Brescia ringrazia e torna avanti.
Prima dell'intervallo c'è anche il brivido del possibile tris: Casasola la mette dentro, ma l'arbitro Esposito di Napoli annulla e il FVS conferma. Si va al riposo sul 2-1, col Carpi ancora in partita ma con la sensazione che la diga possa cedere da un momento all'altro.
La mazzata in avvio di ripresa
Cassani prova a scuotere i suoi: fuori Figoli e Vitale, dentro Bagatti e Tcheuna. Ma dopo appena tre minuti dal fischio d'inizio della ripresa, il Brescia cala il tris. Corner, una deviazione a centro area, la palla che danza verso la linea: Bagatti anticipa Sina, ma sulla respinta Mercati colpisce il palo da un metro e la carambola beffarda finisce proprio sul corpo di Sina, che se la butta dentro suo malgrado. Autogol, 3-1, partita in ghiaccio.
Da lì in poi è pura amministrazione per gli uomini di Eugenio Corini, che gestiscono il vantaggio con l'autorevolezza di chi sa di avere una marcia in più. Il Carpi ci prova con le carte Sall e Casarini, ma arrivare dalle parti di Zacchi resta un'impresa disperata. E quando ci si avvicina, manca la precisione per centrare lo specchio della porta. La beffa finale è l'infortunio muscolare di Sall, costretto a uscire a una decina di minuti dalla fine: una tegola che preoccupa non poco, in un reparto offensivo che già fatica a trovare brillantezza.
Quel che resta della notte bresciana
Gli 8.484 spettatori del Rigamonti hanno visto ciò che il pronostico aveva già scritto: il Brescia è una squadra costruita per dominare il campionato, con un organico che in categoria ha pochi eguali. Il Carpi, dal canto suo, ha mostrato un atteggiamento volenteroso ma ha pagato a caro prezzo ogni singola disattenzione difensiva. Tre varchi concessi, tre gol subiti: una proporzione spietata che non concede appelli.
Non è questa la partita da cui trarre verdetti definitivi, sia chiaro. Esordire in casa della favorita numero uno, con una squadra in buona parte rinnovata e ancora alla ricerca di automatismi, era il banco di prova più severo possibile. Morosini ha confermato di essere il giocatore di qualità superiore capace di accendere la luce anche nelle notti più complicate. Ma da solo non basta, e il resto della squadra dovrà crescere in fretta: domenica prossima c'è già un'altra battaglia, e i punti veri iniziano a pesare adesso.