Una controversia lunga quarant'anni si chiude con una sentenza che obbliga il
Comune di Carpi a smantellare un tratto della pista ciclabile di
via Roosevelt. Il
Tribunale di Modena, con sentenza del 3 dicembre scorso, ha dichiarato illegittima l'occupazione delle aree private utilizzate per realizzare la prosecuzione del percorso ciclopedonale dietro l'ex
Mulino delle Pile.
La lunga battaglia legale
La vicenda affonda le radici nel
1985, quando esplose il contrasto tra l'amministrazione comunale e i proprietari dell'edificio diroccato che si affaccia sulla Roosevelt. Il problema nacque quando la proprietà chiese di procedere con la ristrutturazione del mulino, ma il Comune si oppose sostenendo che l'area dovesse rientrare in un piano particolareggiato. Il piano urbanistico prevedeva infatti la cessione al
Comune, come area a uso pubblico, delle porzioni fondiarie retrostanti il
Mulino per ricavarvi la pista ciclabile. Una soluzione che sembrava soddisfare le esigenze di mobilità sostenibile della città.
Il nodo della convenzione mai firmata
Il punto debole dell'intera operazione si è rivelato essere la
convenzione relativa al piano particolareggiato, che non è mai stata sottoscritta da tutti i lottizzanti coinvolti. Questa mancanza ha privato il Comune di qualsiasi titolo legale per occupare le aree private, trasformando quello che doveva essere un percorso ciclopedonale regolare in un'occupazione abusiva durata decenni.
Le conseguenze della sentenza
Il
Tribunale di Modena ha quindi condannato l'amministrazione comunale a rimuovere il tratto di ciclabile realizzato sulle aree private e a
ripristinare le condizioni originarie del terreno. Una decisione che avrà ripercussioni pratiche immediate sulla viabilità ciclabile della zona, frequentata quotidianamente da cittadini che utilizzano questo collegamento per spostarsi in città.
L'impatto sui cittadini
Per chi usa quotidianamente la bicicletta nella zona di
via Roosevelt, la notizia rappresenta un problema concreto. L'amministrazione comunale dovrà ora valutare soluzioni alternative per garantire la continuità del percorso ciclopedonale, possibilmente trovando un accordo con i proprietari delle aree o individuando tracciati alternativi che non comportino occupazioni illegali di terreni privati. Una vicenda che prolunga la permanenza di via Roosvelt sulle cronache locali, a pochi giorni dalla chiusura del controverso cantiere all'altro capo della strada.