La Commedia dell'Albero e della Memoria


La Commedia dell'Albero e della Memoria

Cronaca di un Consiglio Comunale tra il Sublime e il Grottesco

Esiste una legge non scritta della vita democratica italiana, che potremmo chiamare Legge della Deriva Simbolica: qualunque cosa, portata in un'assemblea elettiva, tende inevitabilmente a trasformarsi nel suo contrario. Una mozione sulla pace diventa guerra. Una proposta di unità produce divisione. E una discussione su un albero commemora — con straordinaria efficacia involontaria — non già lo scautismo, ma l'impotenza strutturale della politica locale. Ho assistito ieri sera al Consiglio Comunale di Carpi, e devo confessare che raramente ho trascorso quattro ore così istruttive. Due punti all'ordine del giorno che hanno rivelato, con cristallina chiarezza, i due volti della democrazia di prossimità: quello grottesco e quello sublime.

L'Albero della Discordia

Il primo punto all'ordine del giorno riguardava la piantumazione di un albero commemorativo per i cent'anni dello scautismo carpigiano. Niente di più innocente, si dirà. Un albero. Verde. Con radici. Eventualmente con chioma. Ebbene, questo innocuo vegetale ha prodotto una delle più accanite dispute politiche a cui io abbia assistito al di fuori del Parlamento europeo. Il gruppo di minoranza di Fratelli d'Italia ha presentato un emendamento il cui contenuto rivoluzionario chiedeva — tremate — di coinvolgere tutti i gruppi consiliari nella scelta del luogo dove piantare detto albero. Una proposta che, in un paese normale, avrebbe ricevuto un distratto "va bene" e sarebbe stata archiviata in trenta secondi. Invece no. La proponente della mozione, con solennità degna di ben altra occasione, ha respinto l'emendamento spiegando che "la politica deve fare un passo di lato". Nobile concetto. Il guaio è che a fare un passo di lato era esattamente il Consiglio Comunale, ovvero l'istituzione che quella politica è. Una politica che rinuncia a sé stessa in nome della politica: Hegel avrebbe avuto materiale per tre Fenomenologie. La consigliera Medici, con un crescendo di indignazione che ho trovato sincero e commovente, ha riassunto la situazione con una domanda destinata a restare negli annali: "Siamo così inutili? Neanche un albero possiamo decidere dove mettere?" La risposta implicita — e qui sta la tragedia — era sì. Il consigliere Cortesi, veterano dei Lupetti e degli Esploratori, ha ricordato con orgoglio ferito di essere stato capo-squadriglia, e ha accusato la maggioranza di aver sbeffeggiato per anni gli scout ("bambini stupidi coi pantaloni corti") salvo poi appropriarsene politicamente. L'accusa aveva una sua logica, benché espressa con la delicatezza di un machete. Il consigliere di Forza Italia, con disarmante candore, ha detto che voterà a favore perché lo scautismo è bello. Applaudo la sistematicità dell'approccio. Risultato: 14 favorevoli, 7 astenuti, 0 contrari. L'albero verrà piantato. Dove, lo decideranno gli scout, non i consiglieri. La democrazia rappresentativa ha ceduto il campo alla botanica partecipata.

La Cittadinanza a Liliana Segre: Quando la Politica Ritrova se Stessa

Il secondo punto era di tutt'altra natura. Il consigliere Michele De Rosa, di Forza Italia — e già questo dato merita una nota a margine sulla complessità della politica italiana contemporanea — ha proposto di conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Ha letto la mozione. Per intero. Venti minuti buoni di storia, di deportazione, di Auschwitz, di numeri tatuati sul braccio, di marce della morte, di un comandante che getta la pistola e di una ragazzina quattordicenne che sceglie la vita.

Il Legame con Fossoli

Il PD ha proposto un emendamento per inserire un elemento che lega direttamente Liliana Segre al territorio carpigiano: i nonni paterni della senatrice a vita, Giuseppe Segre e Olga Loevvy, erano infatti transitati proprio dal campo di concentramento di Fossoli prima di essere deportati ad Auschwitz, dove furono assassinati il 30 giugno 1944. Un dettaglio che trasforma la cittadinanza onoraria da atto simbolico a riconoscimento di un legame storico concreto. Devo dire che De Rosa, visibilmente commosso, si è interrotto più volte durante la lettura. Era una lettura autentica, non performativa. In quei momenti, l'aula era silenziosa.

La Negoziazione delle Parole

Poi è cominciata la negoziazione degli emendamenti, e il consiglio è tornato ad essere sé stesso. Il PD ha proposto di riformulare alcuni passaggi sul conflitto in Medio Oriente. Forza Italia ha accettato, togliendone qualche parola. AVS voleva eliminare un intero paragrafo. La proposta di AVS è stata respinta. Dopo due sospensioni e una consultazione che sembrava la trattativa di un trattato di pace, si è trovato un testo condiviso. Il risultato — e qui sta la differenza abissale tra il primo e il secondo punto della serata — è stato un voto che ha attraversato la barricata politica. Una mozione di Forza Italia, emendata dal PD e da Fratelli d'Italia, votata dall'intera assemblea. Su Liliana Segre, su Auschwitz, sui nonni morti nelle camere a gas di Birkenau.

Gli Interventi: Storia e Memoria

La consigliera Meschieri ha citato Primo Levi, Anna Frank, Bertolt Brecht, i dati UNAR sull'odio online, e suo zio deportato a Buchenwald per aver rifiutato la tessera fascista. La consigliera Medici ha fatto una lezione di filologia sul termine "antisemitismo" (tecnicamente improprio, poiché i semiti includono popolazioni arabe) e ha ricordato che "essere ebrei non vuol dire essere israeliani". Il consigliere Casolari di Fratelli d'Italia ha citato gli episodi del 25 aprile a Milano, dove la Segre fu accolta con l'insulto di "agente sionista". Il consigliere Martino del PD ha ricordato il silenzio del centrodestra nel 2019, quando venne istituita la commissione parlamentare contro l'antisemitismo. Ognuno, insomma, ha portato il proprio contributo. Ognuno ha anche portato, inevitabilmente, il proprio frammento di strumentalizzazione. Ma la strumentalizzazione, quando riguarda Liliana Segre, tende a dissolversi nel momento in cui si pronuncia il numero 75190 — il tatuaggio sul braccio di una bambina di tredici anni.

Due Democrazie in una Sera

Ho visto stasera due Consigli Comunali sovrapposti. Il primo è quello che conosciamo: litigioso, proceduralmente farraginoso, incapace di accordarsi sulla collocazione geografica di un albero, sorretto da un nuovo e da una piattaforma digitale che i consiglieri devono ancora imparare a padroneggiare e vengono reiteratamente scongiurati di non toccare. Il secondo è quello che la democrazia locale, nei suoi momenti migliori, dovrebbe essere: un luogo dove persone di orientamenti opposti si siedono allo stesso tavolo, negoziano le parole, cedono su una virgola, tengono ferma una sostanza, e alla fine votano insieme su ciò che conta.

Il Paradosso della Sera

Stasera il primo Consiglio ha dominato per circa un'ora, producendo una ferita su un albero. Il secondo Consiglio ha prevalso per le ore successive, producendo qualcosa di più duraturo: il nome di Carpi associato a quello di Liliana Segre, in un atto formale che nessuno potrà disfare. Non è poco. In tempi in cui la memoria viene sistematicamente piegata all'uso politico del momento, un Consiglio Comunale di provincia che trova l'unanimità su Auschwitz è, a suo modo, una piccola notizia. Un segnale che la democrazia locale, quando trova il coraggio di confrontarsi con la Storia con la S maiuscola, può ancora produrre momenti di autentica grandezza. L'albero, invece, aspettiamo di vedere dove lo mettono. Ma forse, dopo una serata così, la sua collocazione geografica è diventata il problema meno importante di tutti.

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