Commissari a scuola: Carpi nella tempesta


Commissari a scuola: Carpi nella tempesta
La Regione Emilia-Romagna è finita sotto commissariamento governativo per il ridimensionamento scolastico. Una mossa che fa discutere e che tocca da vicino anche le nostre scuole carpigiane. Ma chi ha ragione in questa battaglia che mescola numeri, territorio e futuro dei nostri ragazzi?

La partita dei numeri che non tornano

Il presidente Michele De Pascale e l'assessore Isabella Conti sono andati a Roma con le carte in mano: nella nostra regione ci sono 994 alunni per istituzione, ben oltre i 938 richiesti dal ministro Giuseppe Valditara. Eppure, il decreto ministeriale n. 124 del 30 giugno 2025 impone di tagliare altre 17 autonomie scolastiche, passando dalle attuali 532 a sole 515. "Se i numeri dicono che siamo virtuosi", ragiona De Pascale, "perché dobbiamo essere puniti?" Una domanda che suona legittima, ma che si scontra con la logica del PNRR e con i fondi europei che rischiano di saltare se non si rispettano gli accordi presi dal governo precedente.

Il fronte del "no" e quello del "sì"

Quattro regioni di centrosinistra - Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna - hanno detto no al piano governativo. La loro tesi è semplice: la scuola non può essere ridotta a un calcolo matematico. Serve guardare al territorio, alle montagne, alle aree interne dove la scuola è spesso l'unico presidio pubblico rimasto. Dal fronte opposto, Fratelli d'Italia con i consiglieri regionali Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti ribattono senza mezzi termini: "Non è una battaglia ideologica, ma una riforma obbligata dal PNRR". E ricordano che persino la Corte Costituzionale ha dato ragione al governo su questo punto.

Cosa significa per Carpi

Il commissariamento non comporta la chiusura dei plessi scolastici - questo va detto subito per tranquillizzare le famiglie carpigiane. Si tratta di una riorganizzazione amministrativa che accorperà le dirigenze. Ma il rischio c'è: scuole con duemila studenti dove, come dice De Pascale, "i ragazzi diventano numeri, non persone". Per una città come Carpi, che ha sempre puntato sulla qualità dell'istruzione e sulla vicinanza tra scuola e territorio, la prospettiva non è rosea. Dirigenti con più scuole da gestire significano meno tempo per ciascuna, meno attenzione ai problemi specifici, meno capacità di fare rete con il territorio.

Il giudizio pragmatico

Guardando i fatti senza colore politico, la situazione è complessa. Da una parte, l'Emilia-Romagna ha effettivamente ragione sui numeri: è più efficiente della media nazionale e non dovrebbe essere penalizzata. Dall'altra, il rispetto degli accordi europei non è negoziabile se vogliamo mantenere i fondi del PNRR. Il commissariamento appare quindi come l'esito inevitabile di una partita giocata male da entrambe le parti: il governo che impone tagli lineari senza guardare le specificità territoriali, le regioni che fanno resistenza ideologica su una riforma già decisa dal governo precedente di cui faceva parte anche il centrosinistra. Alla fine, a pagare il conto di questa battaglia sarà la qualità dell'istruzione nei nostri territori. E questo, per una città che ha fatto della scuola un punto di orgoglio, è davvero un peccato.
Visualizza le fonti dell'articolo


🏛️

Assistente Ombra

Online