Un
29enne di Carpi che si dichiara pentito ma non sa spiegare il perché. Un
don Rodrigo salvato per miracolo da un colpo che avrebbe potuto ucciderlo. Una storia che si è consumata nelle strade di Modena il
30 dicembre scorso e che oggi lascia più domande che risposte.
La confessione davanti ai magistrati
Il giovane carpigiano comparirà stamattina alle 8.45 davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia.
Nato a Carpi da padre straniero e madre italiana, è accusato di tentato omicidio per l'aggressione a
don Rodrigo Grajales Gaviria, il 45enne sacerdote colombiano viceparroco di San Giovanni Evangelista. La Procura, con i pm
Luca Masini e
Giuseppe Amara, chiederà quasi certamente una
perizia psichiatrica. Il ragazzo è in cura da tempo al
Centro di Salute Mentale e ha già un amministratore di sostegno nominato dal Tribunale, nonostante abbia ancora in vita genitori e nonni.
Un incontro casuale sui mezzi pubblici
La ricostruzione degli investigatori racconta di una mattina qualsiasi che si è trasformata in incubo. Il 29enne, residente a Carpi ma domiciliato in un appartamento di Modena gestito da una cooperativa sociale, voleva andare al centro commerciale
GrandEmilia. Ha sbagliato autobus, prendendo la linea 6 invece di quella giusta. Su quello stesso autobus viaggiava
don Rodrigo. Le telecamere di bordo di Seta, subito acquisite dalla Procura, mostrano un viaggio senza screzzi apparenti. Eppure il giovane ha riferito agli inquirenti di essersi sentito "offeso" da gesti o parole del sacerdote, male interpretate dalla sua mente fragile.
L'inseguimento e l'aggressione
Scesi entrambi dal bus, è iniziato un
pedinamento durato almeno venti minuti. Le telecamere della zona hanno immortalato questa inquietante caccia attraverso le vie del centro di Modena, fino all'epilogo choc in
via Castelmaraldo. Qui il 29enne ha estratto un
coltello da marine con lama di 5 centimetri e ha colpito con violenza alla gola il sacerdote. Un colpo che si è fermato a pochi millimetri dalla carotide. Come ha detto chi lo ha soccorso, salvarsi da un'aggressione simile "ha davvero del miracoloso".
Il pentimento tardivo
Braccato dai Carabinieri del
Nucleo investigativo e della
Compagnia di Modena, il giovane ha collaborato fin da subito. Ha indicato dove aveva nascosto l'arma -
in un muretto di un immobile disabitato - e durante la perquisizione a casa sono stati trovati gli indumenti indossati durante l'aggressione. "Sono pentito e molto dispiaciuto per quello che ho fatto", ha dichiarato agli inquirenti. "Sono contento che il don si sia salvato". Parole che suonano sincere ma che non riescono a dare un senso a quanto accaduto.
Un sistema che non ha funzionato
La vicenda solleva interrogativi pesanti sulla gestione di persone fragili come questo 29enne.
Era noto ai servizi sociali e all'autorità giudiziaria. Aveva già precedenti gravi per aggressioni quando era minorenne. Eppure girava liberamente con un
coltello da soldato in tasca, che - come ha confessato - portava con sé "per sentirsi più sicuro". Il paradosso è tutto qui: un giovane bisognoso di cure costanti, seguito dal Centro di salute mentale, ma lasciato solo con i suoi fantasmi e con un'arma che poteva trasformare il primo sconosciuto incontrato per strada in una vittima.
Don Rodrigo, il miracolato
Don Rodrigo Grajales Gaviria, 45 anni, colombiano, è il punto di riferimento della comunità sudamericana di Modena. Un sacerdote descritto da tutti come "la persona più pacifica del mondo". Dopo l'intervento chirurgico all'ospedale di Baggiovara è stato dichiarato fuori pericolo e nei prossimi giorni dovrebbe essere dimesso. Tra lui e il suo aggressore non esisteva alcun legame: si sono visti per la prima volta su quell'autobus della linea 6. Un incontro casuale che ha rischiato di trasformarsi in tragedia per la fragilità mentale di un giovane che la società non è riuscita a proteggere, e a proteggere da sé stesso.