Dal dolore alla speranza: Nomadelfia trasformò il campo di Fossoli in un luogo di accoglienza


Dal dolore alla speranza: Nomadelfia trasformò il campo di Fossoli in un luogo di accoglienza

Un nuovo progetto di ricerca della Fondazione Fossoli porta alla luce la straordinaria esperienza di Nomadelfia, la comunità fondata da don Zeno Saltini che dal 1947 al 1952 trasformò l'ex campo di concentramento di Fossoli in un luogo di speranza per bambini orfani e abbandonati.

Una trasformazione storica

Nel 1947, quando le ferite della Seconda Guerra Mondiale erano ancora aperte, don Zeno Saltini compì un gesto rivoluzionario: occupò l'area dell'ex campo di concentramento di Fossoli per fondare Nomadelfia, una comunità dedicata all'accoglienza di bambini orfani e abbandonati. Un luogo che aveva visto dolore, violenza e morte si trasformava così in uno spazio di fraternità e speranza. La comunità rimase a Fossoli per cinque anni cruciali, dal 1947 al 1952, prima di trasferirsi nel grossetano dove tuttora opera. È proprio questo periodo carpigiano l'oggetto del nuovo progetto di ricerca promosso dalla Fondazione Fossoli e coordinato da Bruno Maida, storico e docente presso l'Università di Torino.

Un portale web per la memoria

Il progetto "Da Nomadelfia a Fossoli (1947-1952)" ha dato vita a un portale web tematico consultabile all'indirizzo www.centrostudifossoli.org/nomadelfiafossoli/. Il sito rappresenta un corpus documentario completo che include mappa degli archivi, bibliografia ragionata, rassegna stampa dell'epoca e apparato iconografico. L'obiettivo della ricerca è ricostruire la vicenda di Nomadelfia nel quadro dell'Italia del secondo dopoguerra, superando una lettura centrata esclusivamente sulla figura di don Zeno Saltini per abbracciare la complessità di quell'esperienza.

Un ciclo di conferenze per approfondire

La ricerca ha individuato alcuni nodi storiografici cruciali che saranno affrontati in un ciclo di quattro conferenze. Il primo appuntamento si terrà venerdì 27 marzo alle ore 18.00 con l'incontro "Nomadelfia e la Chiesa", che vedrà la partecipazione della storica Marta Margotti e Francesco di Nomadelfia, coordinati dallo stesso Maida. Gli incontri successivi affronteranno temi come l'assistenza ed educazione nelle città dei ragazzi, i rapporti tra Nomadelfia e la politica, e il legame con il mondo culturale e intellettuale dell'epoca.

L'esperto che guida la ricerca

Bruno Maida, che coordina il progetto, è uno dei maggiori esperti italiani di storia dell'infanzia nel Novecento. Tra le sue ultime pubblicazioni spiccano "La Shoah dei bambini" (2013), "L'infanzia nelle guerre del Novecento" (2017) e "Sciuscià. Bambini e ragazzi di strada nell'Italia del dopoguerra" (2024), tutti editi da Einaudi. La sua ultima fatica, pubblicata da Laterza nel marzo 2026, si intitola "I tamburi di guerra mi fanno tremare. L'infanzia in Ucraina", confermando la sua attenzione verso i temi dell'infanzia nei contesti di guerra e difficoltà.

La stratificazione storica del campo

"I nostri sforzi sono tesi da anni a far emergere le vicende che hanno riguardato il Campo di Fossoli nelle sue varie fasi", commenta la presidente della Fondazione Fossoli Manuela Ghizzoni. "La principale peculiarità del Campo è quella di aver accumulato un sovrapporsi di vicende molto diverse tra loro, dall'orrore della più spaventosa oppressione all'ostinata rinascita della speranza in un mondo diverso". Il periodo di Nomadelfia rappresenta infatti una delle stratificazioni storiche più significative del sito, che necessitava di un approfondimento specifico per comprendere non solo gli aspetti peculiari della vicenda, ma anche il più ampio contesto dei fermenti che agitavano l'Italia del dopoguerra. La ricerca si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione per valorizzare tutte le fasi storiche del campo, non concentrandosi esclusivamente sul periodo dell'internamento durante la Seconda Guerra Mondiale, ma abbracciando la complessità di un luogo che rappresenta un caso unico nel panorama nazionale.

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