Carpi tra antenne, palloni e polvere bianca


Carpi tra antenne, palloni e polvere bianca

Ieri, 20 dicembre 2025, Carpi si è svegliata con quella particolare sensazione che accompagna le città di provincia quando la cronaca bussa alla porta con insistenza. Tra operazioni antidroga che lambiscono la nostra tranquilla quotidianità, polemiche su antenne che dividono la politica locale e il commovente addio a Renzo Dotti, la giornata ha offerto un campionario di quella modernità che spesso fatica a dialogare con la memoria.

Iniziamo dal blitz antidroga che ha toccato anche la provincia modenese. I numeri parlano chiaro: 193 persone identificate, di cui 71 minorenni. Settantuno. Un dato che dovrebbe far riflettere ogni genitore che si illude che il proprio adolescente passi il pomeriggio a studiare Leopardi invece che a frequentare i moderni leopardi delle periferie urbane. La droga, come la gramigna, trova sempre il modo di attecchire anche nel terreno più curato delle nostre comunità. E mentre i cannabis shop navigano in quelle acque grigie che la legislazione italiana sa creare con maestria borgesiana, ci ritroviamo a dover spiegare ai nostri ragazzi che la libertà non si compra in buste di plastica.

Sul fronte politico, invece, la querelle sulle antenne in piazzale Don Venturelli ha scatenato quello che potremmo definire un saggio di aritmetica applicata alla retorica politica. Da una parte chi parla di "svendita" per 1,5 milioni di euro in trent'anni, dall'altra chi preferisce l'incasso sicuro alle incertezze del mercato. Una dialettica che ricorda quella tra la cicala e la formica, se non fosse che qui sia la cicala che la formica pretendono di aver ragione citando calcoli tanto precisi quanto discutibili. Nel frattempo, l'antenna verrà installata comunque, e i cittadini continueranno a telefonare ignari delle sottigliezze contabili che agitano i palazzi del potere locale.

Ma è la morte di Renzo Dotti a offrire la riflessione più profonda di questa giornata. Ottantatré anni, pittore carpigiano emigrato a Firenze nel 1976 per una scelta radicale: lasciare l'insegnamento sicuro per dedicarsi completamente all'arte. In tempi in cui il posto fisso è diventato l'Eldorado di intere generazioni, la storia di Dotti suona come una favola d'altri tempi. "Non riuscivo più a tener insieme tutto", disse allora. Una frase che oggi, nell'epoca del multitasking obbligatorio, appare quasi rivoluzionaria nella sua onestà.

Dotti rappresentava quella generazione di artisti formati alla Scuola comunale di Disegno che tra il 1939 e il 1965 rese Carpi un piccolo centro culturale. Un'eredità che oggi rischia di perdersi tra le pieghe di una modernità che preferisce l'effimero al duraturo, l'effetto alla sostanza.

In fondo, la giornata di ieri ha mostrato una Carpi che combatte su più fronti: contro la droga che corrompe i giovani, contro le divisioni politiche che paralizzano le decisioni, e per onorare la memoria di chi ha fatto dell'arte una scelta di vita. Una città che, tra antenne , polvere bianca e colori su tela, cerca ancora la sua strada verso il futuro senza dimenticare da dove viene.



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