Il 3 gennaio 2026 si è chiuso lasciando Carpi con quella sensazione tipica dei primi giorni dell'anno nuovo: quando la realtà bussa alla porta e ci ricorda che i buoni propositi durano quanto un panettone dopo l'Epifania. Tre storie, apparentemente slegate, che invece compongono il ritratto di una città alle prese con le sue contraddizioni quotidiane.
Partiamo dal 29enne carpigiano che ha aggredito don Rodrigo a Modena, una vicenda che solleva interrogativi inquietanti sui nostri meccanismi di protezione sociale. Un giovane seguito dai servizi, con amministratore di sostegno, ma libero di girare con un coltello da marine in tasca "per sentirsi più sicuro". Il paradosso è tutto qui: mentre noi discutiamo di sicurezza urbana e telecamere, qualcuno che avrebbe dovuto essere protetto - e proteggere - si trasforma in una minaccia per un sacerdote incontrato casualmente su un autobus sbagliato. La sua confessione senza spiegazioni ("sono pentito ma non so perché l'ho fatto") è lo specchio di una società che fatica a prendersi cura delle proprie fragilità.
Dall'altra parte della città, il sindaco Righi continua il suo esercizio di equilibrismo politico tra 13 milioni investiti nel 2025 e la Via Roosevelt che è diventata il simbolo delle promesse infrante. "Siamo alle fasi finali", ripete con la costanza di un mantra buddista, mentre i commercianti contano i danni e i cittadini si sono rassegnati a considerare i cantieri eterni come nuovo arredo urbano. La sua ammissione che non revocare l'appalto sia stata "la scelta più difficile" suona come un epitaffio per quella fiducia che i carpigiani ripongono nell'amministrazione pubblica.
E poi c'è lo sport, ultima consolazione di una città che cerca riscatto. Il Carpi che perde contro la Juve Next Gen e vede infortunarsi il capitano Cortesi proprio quando ne aveva più bisogno. Un solo tiro in porta nel primo tempo racconta di una squadra che, come la città, fatica a trovare la via del gol quando conta davvero. L'infortunio del capitano nel momento della rimonta è la metafora perfetta di un 2026 che inizia con il piede sbagliato.
Tre episodi che fotografano una Carpi sospesa tra buone intenzioni e risultati mancati. Il giovane seguito ma non abbastanza, l'amministrazione che investe ma non conclude, la squadra che reagisce ma si ferma proprio quando serve lo sprint finale. C'è qualcosa di profondamente umano in questa sequenza di mezzi fallimenti: la vita vera, quella che non si lascia imbrigliare nei programmi elettorali o nelle strategie di gioco.
Eppure, in questa cronaca di un'epifania mancata, c'è anche la forza di una comunità che non si arrende. Don Rodrigo si salva "per miracolo", il sindaco promette che "sarà la volta buona", i tifosi sperano nel recupero del capitano. Carpi rimane una città che crede nel domani, anche quando l'oggi le presenta il conto delle illusioni perdute. Forse è proprio questo il suo carattere più autentico: la capacità di rialzarsi ogni volta, con la testardaggine di chi sa che le cose belle richiedono tempo, anche più del previsto.