Carpi: tra buche e coltelli, la quotidiana resistenza


Carpi: tra buche e coltelli, la quotidiana resistenza

Ieri a Carpi si è consumato l'ennesimo capitolo di quella tragicommedia municipale che ormai caratterizza le nostre giornate. Da una parte l'opposizione che incalza su strade e anziani, dall'altra un aggressore che resta dietro le sbarre dopo aver accoltellato un sacerdote in cento a Modena. Nel mezzo, come sempre, una città che cerca di capire dove stia andando mentre i suoi cittadini si dividono tra laboratori creativi e fisica quantistica.

Michele De Rosa di Forza Italia ha scelto il momento giusto per snocciolare il bilancio dei primi 500 giorni del sindaco Righi. Un bilancio che, a sentire l'opposizione, somiglia più a un bollettino di guerra urbana che a un programma amministrativo. Via Nuova Ponente trasformata in circuito di Formula Uno notturno, con tanto di "sgommate autentiche" - chissà se esistono anche quelle contraffatte - e automobilisti che sfrecciano a ottanta chilometri orari tra condomini e uffici. Un capolavoro di urbanistica che fa rimpiangere i tempi in cui le strade servivano per andare da un posto all'altro, non per battere record di velocità.

Ma il vero simbolo del momento carpigiano è via Roosevelt, ribattezzata dall'opposizione "il cantiere infinito". Un nome che evoca quelle saghe televisive che vanno avanti per decenni, con la differenza che almeno quelle, ogni tanto, hanno un finale. Qui invece si naviga a vista tra rotatorie fantasma e stop da eliminare, mentre i residenti si chiedono se prima arriverà il completamento dei lavori o la pensione.

Parallelamente, la cronaca nera ci regala una storia che merita di essere raccontata con la delicatezza che richiede. Don Rodrigo Grajales Gaviria, sacerdote colombiano di straordinaria mitezza, è stato aggredito da un 29enne che lo aveva pedinato per quaranta minuti dopo una presunta offesa mai avvenuta su un autobus. L'aggressore rimane in carcere, ma la vera prigione è quella di un sistema di assistenza psichiatrica che ha clamorosamente fallito. Un giovane seguito dal Centro di Salute Mentale di Carpi, con amministratore di sostegno e precedenti violenti, lasciato sostanzialmente a se stesso fino all'inevitabile esplosione.

Il paradosso carpigiano si manifesta in tutta la sua contraddittoria evidenza: una città che sa organizzare laboratori creativi per bambini e conferenze sulla fisica quantistica, ma non riesce a coordinare i cantieri stradali né a prevenire aggressioni da parte di soggetti già noti ai servizi sociali. Come se vivessimo in due universi paralleli: quello della cultura e dell'intrattenimento, dove tutto funziona con precisione svizzera, e quello dell'amministrazione quotidiana, dove regna il caos più totale.

L'assessore Tamara Calzolari annuncia 1,5 milioni di euro per i servizi agli anziani, una boccata d'ossigeno in un settore dove le liste d'attesa sono lunghe come i cantieri di via Roosevelt. Ma mentre si celebrano questi fondi, ci si dimentica che il vero problema non sono sempre i soldi, ma la capacità di coordinarli, spenderli e renderli efficaci. Proprio come per la sanità mentale: non mancano le strutture, manca la regia.

Don Rodrigo ha già perdonato il suo aggressore, dimostrando quella carità cristiana che il sistema di assistenza territoriale sembra aver smarrito lungo la strada. Mentre il sacerdote si riprende dalle ferite fisiche, la nostra comunità deve interrogarsi su quelle più profonde: l'incapacità di prevenire, di coordinare, di prendersi cura davvero di chi ha più bisogno.

Carpi continua la sua quotidiana resistenza tra le buche di via Roosevelt e i buchi del sistema sanitario, tra le rotatorie incomplete e le trageorie evitabili. Una città che sa essere colta e creativa, ma che fatica ancora a essere semplicemente efficiente. Forse è questo il suo fascino: rimanere umana anche nei suoi difetti, troppo umana per essere perfetta.



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