Centro storico sotto assedio: quando Carpi si trasforma in un western


Centro storico sotto assedio: quando Carpi si trasforma in un western

C'è qualcosa di profondamente surreale nel dover raccontare una serata carpigiana che più che evocare i tranquilli ritmi di provincia ricorda le atmosfere di un film di Sergio Leone. Il 9 gennaio 2025 passerà agli annali come la notte in cui il nostro centro storico si è trasformato in un palcoscenico dell'assurdo, dove la violenza gratuita ha dominato la scena dal corso Cabassi fino a piazza Martiri.

La cronaca è impietosa: un giovane tunisino in preda ai fumi dell'alcol o di chissà quali sostanze ha orchestrato una serata di ordinaria follia che ha coinvolto commercianti, forze dell'ordine e persino un tassista colpevole solo di aver voluto aiutare. L'episodio di aggressione ha richiesto l'intervento del taser e ha lasciato sul campo agenti feriti con una prognosi di sette giorni.

Ciò che colpisce non è solo la violenza dell'episodio, ma la sua geografia simbolica. Dal locale dei fratelli Giordano - imprenditori che hanno scommesso sul rilancio del centro con pizzerie e caffè storici - fino alla piazza Martiri, cuore pulsante della città, la furia cieca ha tracciato una mappa della vulnerabilità urbana che fa riflettere.

L'ironia amara è che mentre il Carpi calcistico si prepara a affrontare la Pianese al Cabassi cercando una svolta dopo un periodo difficile, il vero stadio della battaglia sembra essersi spostato nelle strade del centro. Mister Cassani parla di "momento delicato" per la sua squadra, ma forse dovremmo estendere questa definizione all'intera comunità.

Il senso civico dimostrato dal tassista e dai cittadini intervenuti per aiutare gli agenti rappresenta il volto migliore della nostra città, quello che non si arrende davanti alla prepotenza. Eppure, non possiamo ignorare che questi gesti eroici nascono da un'emergenza che non dovrebbe esistere in una città civile come Carpi.

Il sindaco Righi ha giustamente sottolineato che "la sicurezza non è negoziabile", richiamando i risultati ottenuti nella lotta al degrado. Ma gli episodi di violenza sembrano moltiplicarsi con una frequenza che interroga l'efficacia delle misure adottate. Come se la città fosse divisa tra chi la costruisce - imprenditori, commercianti, cittadini responsabili - e chi la distrugge con gesti di violenza gratuita.

L'elemento più preoccupante è la casualità della violenza: un locale scelto a caso, una piazza trasformata in ring, un tassista colpito per aver fatto il proprio dovere civico. Non si tratta di criminalità organizzata o di conflitti specifici, ma di una violenza liquida che può esplodere ovunque, in qualunque momento.

Mentre il Carpi di Cassani cerca la propria identità tattica per affrontare il bomber Bellini della Pianese, la nostra comunità deve ritrovare la propria identità civile. Non basta condannare: serve una riflessione più profonda su come il centro storico - da sempre simbolo di socialità e cultura - possa tornare ad essere lo spazio sicuro che merita.

La vera partita che Carpi deve vincere non si gioca domenica al Cabassi, ma ogni sera nelle nostre strade, dove la civiltà si misura non sui risultati sportivi ma sulla capacità di garantire a tutti - commercianti, residenti, visitatori - il diritto di vivere la città senza paura.



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