Fortuna, lupi e teoremi: Carpi tra caso e necessità


Fortuna, lupi e teoremi: Carpi tra caso e necessità

Ieri Carpi si è rivelata, ancora una volta, un perfetto laboratorio di antropologia urbana. Tra vincite milionarie, avvistamenti lupeschi e sfide matematiche, la nostra città ha offerto uno spaccato di quella curiosa miscela di razionalità e superstizione che caratterizza la modernità di provincia.

Iniziamo dalla Dea Bendata, che evidentemente ha preso residenza stabile in via Remesina. La vincita da centomila euro alla Tabaccheria Katia non è solo cronaca, ma filosofia applicata: un euro investito nella speranza che si trasforma in realtà tangibile. La titolare, con quella saggezza empirica dei commercianti di una volta, sostiene che la fortuna l'abbia seguita nel trasloco dal Borgogioioso. Come se la casualità avesse una geografia, come se il destino rispettasse i piani regolatori urbani.

Ma mentre i carpigiani studiano le probabilità del MillionDay, la natura batte alla porta con logiche ben più ancestrali. Il branco di lupi avvistato a Cortile ha scatenato quella che potremmo definire una "sindrome da Cappuccetto Rosso" istituzionale. I consiglieri regionali di Fratelli d'Italia hanno trasformato cinque quadrupedi in un caso di studio sulla gestione delle emergenze, invocando "downlisting europei" e "negoziati sullo status del lupo" con la solennità di chi discute di trattati internazionali. Chissà se i lupi, nel frattempo, abbiano richiesto il permesso di soggiorno.

L'ironia della situazione è lampante: mentre si dibatte sul controllo della natura selvaggia, dall'altra parte della città si celebra la domesticazione del caso attraverso il gioco d'azzardo legalizzato. Due facce della stessa medaglia: il bisogno umano di governare l'imprevedibile, che sia esso rappresentato da cinque numeri estratti o da cinque lupi in libertà.

In questo scenario tra sacro e profano, tra fortuna e paura, si inserisce la dimensione più nobile dell'imprevedibilità: quella dell'intelligenza. I Campionati di Matematica al Liceo Fanti rappresentano l'antitesi perfetta al gioco d'azzardo. Qui la casualità viene sconfitta dalla logica, l'intuizione si trasforma in metodo, il talento in eccellenza misurabile. Dai ragazzidelle medie ai senior dell'alta competizione, Carpi si prepara a diventare laboratorio di quella forma superiore di gioco che è la risoluzione dei problemi.

Non sfugge il dettaglio temporale: mentre Niccolò Giva firma il suo primo contratto da professionista, investendo nel futuro con la stessa determinazione di chi studia teoremi piuttosto che combinazioni numeriche. Il diciottenne difensore rappresenta quella via media carpigiana tra sogno e pragmatismo: non punta tutto su un numero fortunato, ma costruisce il proprio destino allenamento dopo allenamento.

C'è qualcosa di profondamente illuminante in questa giornata carpigiana. Da una parte la seduzione dell'immediato - un euro che diventa centomila in un istante - dall'altra la fatica del costruire - anni di settore giovanile che diventano contratto professionale, ore di studio che si trasformano in eccellenza matematica. In mezzo, la politica che discute di lupi come se fossero migranti in cerca di regolarizzazione.

Carpi, insomma, si conferma città del realismo magico padano: dove la Dea Bendata ha la partita IVA, i lupi aspettano il visto europeo e i ragazzi crescono credendo che il futuro si costruisca con impegno e metodo. Una lezione di antropologia che vale più di qualunque trattato sociologico.

In fondo, è questo il vero miracolo della nostra città: saper tenere insieme contraddizioni che altrove si escluderebbero a vicenda, trasformando ogni giorno in un perfetto caso di studio sulla complessità della condizione umana contemporanea.



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