Il palcoscenico e il campo: quando Carpi recita meglio di quanto giochi


Il palcoscenico e il campo: quando Carpi recita meglio di quanto giochi

Il 17 gennaio ci ha regalato una di quelle giornate in cui Carpi ha mostrato le sue due anime con una sincronia quasi teatrale: mentre i nostri biancorossi cadevano rovinosamente a Campobasso, la città offriva ai suoi abitanti un ventaglio culturale così ricco da far dimenticare, almeno per una sera, le pene calcistiche.

C'è qualcosa di profondamente ironico nel fatto che mentre la nostra squadra di calcio non riusciva "a trovare la chiave giusta per scardinare la difesa rossoblu" molisana, la programmazione culturale carpigiana dimostrava di saper aprire ben altre porte: quelle dell'immaginazione, della memoria e della bellezza. Alessandro Bergonzoni, maestro dell'assurdo comico, portava i suoi "Arrivano i dunque" al Teatro Comunale proprio mentre i nostri giocatori sembravano aver smarrito ogni logica narrativa sui campi del Molise.

La sconfitta per 2-0 brucia, certo, soprattutto quando arriva contro una squadra che occupa una posizione inferiore in classifica, seppur penalizzata. Ma c'è una lezione nascosta in questa giornata di gennaio: mentre undici uomini in trasferta deludevano le aspettative, un'intera città offriva spettacolo di qualità tra teatro, tradizioni dialettali e danza d'autore. Davide Bulgarelli, "carpigiano doc", tornava a casa con il suo progetto sull'universo femminile raccontato attraverso gli abiti, dimostrando che il talento locale sa esprimersi ben oltre i confini del rettangolo verde.

L'Auditorium Loria ospitava "Il gusto delle storie" dedicato alla poesia dialettale carpigiana, un patrimonio linguistico che resiste all'usura del tempo meglio di quanto la nostra difesa sia riuscita a resistere agli attacchi del Campobasso. E mentre i tifosi biancorossi probabilmente maledicevano in perfetto dialetto carpigiano le sorti della partita, altri concittadini celebravano proprio quella stessa lingua come tesoro culturale da preservare.

Il paradosso di questa giornata sta tutto qui: il Carpi calcistico, fermo al settimo posto con i suoi 21 punti, fatica a trovare continuità e convince meno di quanto dovrebbe, mentre il Carpi culturale brilla di luce propria. Non è forse significativo che proprio nel giorno in cui la squadra mostrava i suoi limiti, la città dispiegasse un'offerta artistica degna di ben altre piazze?

Certo, Serpini e il suo staff dovranno rivedere gli equilibri tattici, come suggerisce l'analisi post-partita. Ma forse dovremmo anche riflettere su come questa città sappia reinventarsi e offrire alternative di qualità quando una delle sue rappresentanze principali delude. Il Teatro del Popolo di Concordia accoglieva Aterballetto, Modena si vestiva a festa per Sant'Antonio con quattrocento bancarelle, e il nostro territorio dimostrava ancora una volta di saper fare sistema culturale.

La strada verso i playoff è ancora lunga, è vero, e "il campionato si giudica a maggio". Ma gennaio ci sta già dicendo qualcosa di importante: Carpi sa essere protagonista anche quando i suoi biancorossi non riescono a esserlo. E in fondo, in una città che sa offrire Bergonzoni e Bulgarelli nella stessa sera, anche una sconfitta in Molise può trasformarsi nell'occasione per riscoprire che il vero spettacolo, a volte, va in scena lontano dagli stadi.

Forse è questo il segreto di una comunità matura: saper diversificare le proprie eccellenze, non affidare tutto a undici uomini in pantaloncini, e ricordare che una città si giudica dalla ricchezza della sua offerta complessiva. E da questo punto di vista, il 17 gennaio è stato decisamente una vittoria.



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