Ieri, 27 gennaio, Carpi si è svegliata con tre storie che, nella loro apparente casualità, raccontano molto di noi e del nostro tempo. C'è qualcosa di profondamente ironico nel fatto che, mentre i nostri amministratori investono 65mila euro per piantare 26 alberi in via Mulini, tre malviventi vengano traditi proprio da quell'albero tecnologico che è il GPS, finendo per fuggire a piedi tra i campi come banditi di fine Ottocento.
L'episodio del furto di rame a Concordia svela la nostra condizione contemporanea meglio di qualsiasi saggio sociologico. Tre tonnellate di metallo prezioso, due automezzi rubati, e alla fine cosa li inchioda? Non la perspicacia investigativa d'antan, ma un satellite che gira a migliaia di chilometri sopra le loro teste e sussurra ai Carabinieri dove trovarli. È il trionfo della tecnologia sulla furberia tradizionale, con buona pace di chi ancora crede che basti spegnere il cellulare per diventare invisibili.
Ma c'è dell'altro in questa vicenda che dovrebbe farci riflettere. I fuggitivi hanno lasciato dietro di sé nove trasformatori danneggiati e olio refrigerante sversato nel terreno. Il rame, l'oro dei poveri, continua ad attrarre predatori che non si curano del disastro ambientale che lasciano dietro di sé. È il capitalismo selvaggio della piccola criminalità: rubare il futuro per intascare il presente, letteralmente avvelenando la terra che ci nutre.
Intanto, dall'altra parte della provincia, strada Canaletto si trasformava in un teatro dell'assurdo con una corriera che decideva di ballare il testacoda alle 10 del mattino. Undici feriti, quattro auto coinvolte, e l'ennesima dimostrazione che la nostra quotidianità è appesa a un filo sottilissimo. Ogni mattina saliamo su quei pullman con la fiducia di chi ha delegato la propria incolumità a un perfetto sconosciuto, e nella maggior parte dei casi questo atto di fede viene ripagato. Ieri mattina, per fortuna, solo con qualche livido e molto spavento.
Nel mezzo di questi drammi quotidiani, ecco che il Carpi calcistico si regala Elia Giani dal Pisa, ventiquattrenne con "oltre 100 presenze tra i professionisti" e una parentesi greca che sa di romanzo di formazione. Il calcio, ancora una volta, funziona da analgesico collettivo: mentre la realtà ci presenta GPS che inchiodano ladri e corriere che fanno testacoda, noi sogniamo gol e promozioni, trasferimenti e riscatti sportivi.
C'è però un filo rosso che unisce queste tre storie carpigiane: la resilienza. I Carabinieri che non si arrendono davanti al furto, i soccorritori che corrono dove c'è da aiutare, l'amministrazione che continua a piantare alberi nonostante le "inadempienze del lottizzante" (che bella perifrasi burocratica per dire che qualcuno si è fatto i fatti suoi), e persino Giani che sceglie Carpi perché "è una Piazza importante".
In fondo, questi tre episodi raccontano una Carpi che funziona ancora: dove chi sbaglia viene fermato dalla tecnologia e dalla competenza, dove chi si fa male viene soccorso prontamente, dove si continua a investire nel verde pubblico e nello sport. Una città che sa essere moderna quando serve – con il GPS che acciuffa i ladri – e tradizionale quando necessario, piantando alberi veri in mezzo al cemento e sognando ancora con la propria squadra del cuore.