Ieri, 25 febbraio, Carpi ha vissuto una di quelle giornate che raccontano meglio di mille sociologi l'anima di una comunità. Mentre un quindicenne scomparso veniva ritrovato grazie alla prontezza di un passeggero, la città si preparava al referendum sulla giustizia con innovazioni digitali per il rinnovo delle tessere elettorali. Nel frattempo, AIMAG formava i propri dipendenti contro la violenza di genere e si annunciava che Modena Capitale del Volontariato coinvolgerà anche le Terre d'Argine.
C'è qualcosa di profondamente rassicurante nel modo in cui si è conclusa la vicenda di Samuele La Cava. Non è stata la tecnologia a salvarlo, né un algoritmo di geolocalizzazione, ma quello che Simmel chiamava "l'attenzione urbana": un passeggero che riconosce un volto, un capotreno che sa parlare a un ragazzo spaventato. In un'epoca di solitudini connesse, il ritrovamento sul treno regionale 19616 ci ricorda che la solidarietà più efficace passa ancora attraverso lo sguardo dell'altro.
Curiosa coincidenza che proprio mentre si cercava un giovane perduto, il Comune introducesse procedure digitali per evitare che i cittadini si perdessero nelle code burocratiche. La modernizzazione della democrazia passa anche da questi dettagli: SPID, Carta d'Identità Elettronica, prenotazioni online. Tutto molto efficiente, certo, ma viene da chiedersi se tra tanta digitalizzazione non rischiamo di perdere quella dimensione umana che ha salvato Samuele.
Significativo che AIMAG abbia scelto proprio la Fondazione Giulia Cecchettin per formare i propri dipendenti. Quando una multiservizi pubblica decide di investire nella formazione contro la violenza di genere, non sta solo migliorando il clima aziendale: sta riconoscendo che i servizi pubblici di qualità nascono da persone che sanno riconoscere e contrastare ogni forma di prevaricazione. È un messaggio che va oltre il politically correct: è la consapevolezza che l'efficienza tecnica senza cultura civica è solo un algoritmo ben programmato.
E poi c'è Modena Capitale del Volontariato, che coinvolge anche Carpi in un anno di eventi dedicati alla solidarietà. Dal convegno su "Algoritmi, notizie e democrazia" di marzo alla mostra "Scatti di cura" di maggio, il calendario disegna una città che non si accontenta di funzionare, ma vuole interrogarsi sul proprio senso. Michele Mezza che parla di intelligenza artificiale e democrazia, Padre Bormolini che riflette sulla cura nel fine vita: sono segnali di una comunità che sa ancora coniugare efficienza e riflessione.
C'è un filo rosso che lega queste storie: la ricerca di un equilibrio tra innovazione e umanità. Carpi sperimenta la democrazia digitale ma non dimentica l'importanza dello sguardo umano. Modernizza i servizi pubblici ma investe nella formazione etica. Partecipa a reti sovralocali ma mantiene radici nel territorio.
Forse è questo il vero volto di Carpi nel 2026: una città che non ha paura del futuro perché sa che la tecnologia più avanzata resta sempre quella che sa mettere al centro la persona. Come un passeggero che riconosce un ragazzo su un treno e decide di non girarsi dall'altra parte. In fondo, è sempre questione di sguardi: quelli che salvano i ragazzi perduti e quelli che costruiscono comunità solidali.