Ieri a Carpi si è consumato un piccolo capolavoro di teatro dell'assurdo che neanche Ionesco avrebbe saputo orchestrare meglio. Quattro storie apparentemente slegate che, osservate con la dovuta attenzione semiologica, rivelano i paradossi di una modernità che ha trasformato la vita quotidiana in un labirinto kafkiano dove il potere si nasconde dietro cavilli, scadenze e formalismi.
Iniziamo dalla più prosaica delle vicende: le interruzioni programmate dell'energia elettrica. Qui la burocrazia si mostra nel suo volto più benevolent: avvisa, informa, consiglia persino di caricare i telefoni. È la faccia buona del potere amministrativo, quello che si preoccupa del cittadino e gli dice esattamente quando e dove mancherà la corrente. Un atto di cortesia istituzionale che dovrebbe essere la norma, ma che nella nostra epoca appare quasi rivoluzionario per la sua trasparenza.
Ben diverso il caso della neomamma licenziata per cavillo formale. Qui assistiamo al trionfo della logica procedurale nella sua forma più spietata: una giovane donna di 28 anni, cittadina italiana di origini pachistane, viene sacrificata sull'altare di una comunicazione mancata entro quattro giorni. GXO Logistics, multinazionale americana che gestisce la logistica per Liu Jo, dimostra come il capitalismo globale abbia perfezionato l'arte di nascondere la disumanità dietro la correttezza formale. Ostentano "politiche aziendali che parlano di rispetto delle donne", ma poi trattano le persone come codici a barre con scadenza.
La terza storia ci porta nei meandri della psiche umana: un giovane carpigiano accusato di stalking finisce nel reparto psichiatrico del carcere. Qui il sistema giudiziario mostra almeno un barlume di saggezza, riconoscendo che dietro certi comportamenti ossessivi si celano questioni che vanno oltre la semplice repressione penale. Una vittima perseguitata, un persecutore malato: due fragilità che s'incontrano nel peggiore dei modi possibili.
Infine, il pezzo forte: Fratelli d'Italia che chiede un consiglio aperto sulla ZTL. Annalisa Arletti, Federica Boccaletti e Claudio Cortesi giocano la carta della democrazia partecipativa contro l'amministrazione Righi. È un capolavoro di tattica politica: utilizzare lo Statuto comunale per costringere il sindaco a confrontarsi direttamente con i cittadini su una questione che tocca commercianti e residenti. L'estensione della ZTL diventa così il pretesto per una riflessione più ampia su come si prendono le decisioni che cambiano la vita della gente.
Cosa accomuna questi quattro episodi? La questione del potere e della sua legittimazione. Nel primo caso abbiamo un potere che si giustifica attraverso la trasparenza; nel secondo, un potere che si nasconde dietro la procedura; nel terzo, un potere che cerca di curare oltre che punire; nel quarto, un potere chiamato a giustificarsi pubblicamente.
Carpi, in una sola giornata, ci offre un campionario perfetto delle modalità attraverso cui il potere contemporaneo - amministrativo, economico, giudiziario, politico - interagisce con i cittadini. C'è il buon padre di famiglia che avvisa dei disagi, il padrone spietato che licenzia per cavilli, il giudice che cerca di comprendere, l'oppositore che pretende trasparenza.
La città si conferma così un perfetto laboratorio antropologico dove osservare i rituali della modernità. Tra interruzioni elettriche programmate e diritti negati per scadenze burocratiche, tra stalker da curare e consigli comunali da aprire al pubblico, Carpi continua a raccontarci che la democrazia è un esercizio quotidiano fatto di piccole trasparenze e grandi responsabilità. E che forse, ogni tanto, anche l'opposizione può servire a qualcosa di buono.