Educatori senza pasto: la battaglia sindacale contro Domus Assistenza


Educatori senza pasto: la battaglia sindacale contro Domus Assistenza

Le educatrici e gli educatori che seguono bambini con disabilità nelle scuole della provincia di Modena si trovano spesso a dover osservare i loro piccoli assistiti mangiare in mensa, rimanendo però loro stessi a digiuno. Una situazione paradossale che ha scatenato la reazione dei sindacati Fp Cgil e Uil Fpl, che accusano la Cooperativa Domus Assistenza di violare il contratto integrativo provinciale.

La disputa contrattuale

La vicenda riguarda oltre 300 operatori del Personale Educativo Assistenziale (PEA) che lavorano per l'inclusione scolastica di bambini e ragazzi con disabilità. Secondo Simona Ugolotti di Fp Cgil Modena e Alex Scardina di Uil Fpl, la cooperativa sta negando un diritto fondamentale sancito dal Contratto integrativo provinciale di Modena: quello di consumare il pasto insieme ai minori seguiti, a spese della cooperativa stessa. "Quando si disattendono gli accordi e si ignorano le lavoratrici e i lavoratori, non si compromette solo un diritto, ma si tradiscono i principi stessi della cooperazione", hanno dichiarato i due sindacalisti dopo l'incontro del 9 febbraio con la direzione di Domus Assistenza.

Il "no" dell'assemblea

La trattativa si è arenata quando i lavoratori, riuniti in assemblea il 4 febbraio, hanno respinto la proposta della cooperativa che prevedeva il riconoscimento del pasto "solo a determinate casistiche di lavoratori". Un compromesso giudicato insufficiente dai diretti interessati, che hanno dato mandato ai sindacati di non firmare l'accordo. Scardina ha spiegato la posizione degli educatori: "Si ritrovano spesso, unici tra tutto il personale non studente, a non avere un piatto in tavola. Chiedono semplicemente l'applicazione del Contratto integrativo provinciale in essere. La scelta di Domus è pedagogicamente miope e contrattualmente discriminatoria".

Un lavoro precario

La questione del pasto si inserisce in un quadro lavorativo già difficile. Gli educatori PEA di Domus non hanno contratti a 12 mesi ma lavorano su incarichi di 9 mesi e mezzo, con sospensioni estive prolungate senza retribuzione. Una precarietà che si aggiunge ai "bassi livelli retributivi e part-time involontari diffusi". Ugolotti ha evidenziato come "la Cooperativa non ha ancora aperto a nessuna delle proposte messe sul piatto del tavolo sindacale per un'efficace soluzione, e il riconoscimento del pasto poteva essere un primo passo di miglioramento delle loro condizioni".

Le altre violazioni denunciate

I sindacati segnalano ulteriori inadempienze da parte di Domus rispetto ai contratti collettivi: .

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    • Part-time con orari non determinati secondo la normativa
    • Impossibilità per i lavoratori di accettare un secondo impiego
    • Variazioni contrattuali applicate unilateralmente dall'azienda
    • Mancato pagamento delle clausole elastiche per chi lavora orari diversi da quelli previsti nel contratto

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I prossimi passi

Dopo il rifiuto della cooperativa di modificare la proposta, i sindacati hanno convocato una nuova assemblea per lunedì 16 febbraio per decidere le azioni da intraprendere. "Non possiamo accettare che lavoratrici e lavoratori che mettono a disposizione la propria professionalità per difendere un principio educativo imprescindibile siano i primi ad essere discriminati da una cooperativa sociale", concludono Ugolotti e Scardina. La vicenda mette in luce le contraddizioni di un sistema che predica l'inclusione per i più fragili ma fatica a garantire diritti basilari a chi quotidianamente si occupa della loro assistenza.

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