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Carpi si torna sui libri di storia. Ma non nelle aule scolastiche, bensì in uno dei luoghi più carichi di significato d'Italia: il
campo di Fossoli. Il 12 e 13 gennaio, la nostra città ospiterà un seminario nazionale per insegnanti del Centro-Nord, dedicato all'
esodo giuliano-dalmata e alle
foibe. Un'occasione per trasformare la conoscenza in consapevolezza, proprio a poche settimane dal
Giorno del Ricordo del 10 febbraio.
Un luogo che racconta due tragedie
La scelta di
Carpi non è casuale. Il nostro territorio custodisce una doppia memoria: quella dell'Olocausto e quella dell'esodo.
Fossoli è stato prima campo di concentramento nazista - da qui partirono circa
2.800 ebrei e
2.600 deportati politici verso i lager tedeschi - poi, dal 1954 al 1970, si trasformò nel
Villaggio San Marco, casa per oltre
150 famiglie giuliane costrette ad abbandonare le loro terre. Una storia nella storia: chi fuggiva dall'Istria e dalla Dalmazia trovò rifugio proprio dove, pochi anni prima, altri erano stati strappati alle loro vite. Il destino ha voluto che questo angolo di terra modenese diventasse simbolo universale del dolore e della resilienza umana.
La formazione che serve
Il seminario, promosso dal
Ministero dell'Istruzione e del Merito insieme alla
Federazione delle Associazioni degli Esuli, punta dritto al cuore della questione: come raccontare ai giovani pagine di storia che molti preferirebbero dimenticare?
Lunedì 12 gennaio, all'
Archivio Storico di Palazzo Pio, i docenti affronteranno l'irredentismo con il professor
Stefano Bruno Galli, la Prima Guerra Mondiale con
Fabio Todero, e il nodo più complesso: foibe ed esodo, spiegato da
Enrico Miletto.
Martedì 13, i lavori si sposteranno proprio alla
Fondazione Fossoli. Dopo la visita al campo, si parlerà delle "ragioni del silenzio" con
Gianni Oliva - tema che interroga tutti noi - e dell'importanza di un allestimento museale nella conservazione della memoria.
Oltre i silenzi della storia
Perché questo silenzio durato decenni? Le
foibe e l'
esodo giuliano-dalmata hanno rappresentato per troppo tempo un capitolo rimosso della nostra storia nazionale. Tra il 1943 e il 1950, migliaia di italiani furono infoibati dalle forze jugoslave di
Tito, mentre circa
350.000 persone abbandonarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia per non vivere sotto il regime comunista. Solo nel 2004, con la
Legge 92, l'Italia ha istituito il
Giorno del Ricordo, riconoscendo ufficialmente queste tragedie. La recente
Legge 16/2024 ha rafforzato questo impegno, finanziando i "Viaggi del Ricordo" per le scuole italiane.
La sfida educativa
Oggi la sfida è duplice: trasmettere la memoria senza alimentare rancori, e farlo con gli strumenti giusti. I nostri insegnanti si troveranno di fronte a una storia complessa, dove vittime e carnefici si mescolano in un intreccio di nazionalismi, ideologie e sofferenze umane.
Carpi, con la sua esperienza nella didattica della memoria - la
Fondazione Fossoli accoglie ogni anno migliaia di studenti - può offrire un modello. Qui si è imparato che la storia non si può semplificare, ma si può umanizzare. Il seminario di gennaio rappresenta un tassello importante in questo mosaico educativo. Perché se è vero che la memoria è un dovere, è altrettanto vero che deve essere una memoria consapevole, critica, capace di guardare al futuro senza dimenticare il passato.