Il futuro dello stabilimento Gambro-Dasco/Vantive di Medolla è sempre più incerto. Durante l'incontro del tavolo regionale di questa mattina, i vertici dell'azienda di proprietà del fondo Carlyle hanno annunciato ufficialmente la volontà di vendere il sito produttivo, scatenando la dura reazione dei sindacati confederali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.
L'annuncio shock in Regione
L'incontro che doveva segnare una svolta positiva per il futuro dello stabilimento si è trasformato in un momento di grande preoccupazione. Alla presenza dell'assessore regionale Giovanni Paglia e del sindaco di Medolla Alberto Calciolari, Vantive ha comunicato la decisione di mettere in vendita il sito produttivo. Restano però molte incognite: non sono stati forniti dettagli sui potenziali acquirenti, sui tempi dell'operazione, né se la cessione riguarderà l'intero stabilimento o solo una parte.
La decisione arriva dopo che lo scorso dicembre l'azienda si era impegnata a presentare entro il 31 marzo un piano industriale concreto per il rilancio dello stabilimento, atteso da mesi dai lavoratori e dalle istituzioni locali.
La dura reazione dei sindacati
"Il fondo Carlyle, dopo appena un anno dal suo insediamento ufficiale, ha deciso di non investire un euro sul sito di Medolla", denunciano Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil insieme all'Rsu aziendale. "Questo a dispetto dei tanti annunci che si sono susseguiti nel corso dei mesi sul rilancio dello stabilimento. Per noi questa posizione è semplicemente inaccettabile".
Le organizzazioni sindacali non nascondono la loro indignazione per quello che definiscono un comportamento "spregiudicato" da parte della multinazionale, accusata di ragionare "esclusivamente con una mera logica di profitto" senza considerare l'impatto sociale e territoriale delle proprie decisioni.
Sciopero e mobilitazione
La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere. Dopo l'assemblea convocata per comunicare l'esito dell'incontro regionale, è stato approvato all'unanimità un pacchetto di 40 ore di sciopero. La prima azione di protesta è già fissata: 8 ore di sciopero per mercoledì 18 febbraio.
"Metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per cambiare un destino che sembra segnato", promettono i sindacati, che annunciano "ogni forma di mobilitazione utile" per invertire la rotta.
Un'eccellenza del biomedicale a rischio
Lo stabilimento di Medolla rappresenta una delle eccellenze del Distretto Biomedicale di Mirandola. Attivo dal 1964, il sito si è specializzato nella produzione di dispositivi per la dialisi, dalle apparecchiature ai filtri fino alle linee sangue, costituendo per anni l'unica realtà italiana in grado di fornire questi dispositivi medici salvavita agli ospedali.
Nel 2018, dopo l'acquisizione da parte di Baxter International (2013), Medolla era stato selezionato per diventare un centro di eccellenza mondiale per la produzione di dispositivi medici per le terapie renali, con un investimento di 10 milioni di euro realizzato tra il 2018 e il 2020 che aveva portato all'assunzione di 20 nuove unità.
L'appello alle istituzioni
I sindacati chiedono ora il sostegno di tutti gli interlocutori istituzionali, "compreso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non può ignorare il comportamento così spregiudicato di questi soggetti multinazionali, che mettono a rischio posti di lavoro e un pezzo di storia dell'industria italiana".
"Parliamo di un sito storico per tutta l'area nord modenese e per tutto il biomedicale italiano: un'azienda simbolo, che non può essere abbandonata in questo modo", concludono le organizzazioni sindacali, che auspicano "risposte ed acquirenti seri, che mettano al centro lo sviluppo, le competenze e la tutela occupazionale dell'azienda".
Con circa 1.800 dipendenti, lo stabilimento di Medolla non è solo un importante datore di lavoro per il territorio, ma un tassello fondamentale dell'intero sistema produttivo dell'area, storicamente legato all'innovazione biomedica.