Mercoledì sera, Carpi si trasformerà in palcoscenico del dibattito più caldo del momento: la riforma costituzionale che divide l'Italia in due. All'Auditorium Loria, in via Rodolfo Pio 1, alle 20.30, cittadini e addetti ai lavori si ritroveranno per discutere del referendum del 22 e 23 marzo sulla cosiddetta Legge Nordio.
Chi sale in cattedra per dire NO
Il Comitato società civile per il NO ha messo in campo un quartetto di peso. Roberto Cigarini, giudice emerito della Corte d'Appello di Bologna, porterà l'esperienza di chi la giustizia l'ha vissuta dall'interno. Con lui Marco Forte, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, Cosimo Zaccaria, avvocato modenese, e Mirko Margiocco, giudice della Corte di Appello bolognese. A orchestrare il dibattito ci penserà Maria Silvia Cabri, giornalista de Il Resto del Carlino. Una formazione che fa sul serio, quella scesa in campo per convincere i carpigiani che questa riforma "non s'ha da fare". L'ingresso è libero, perché la democrazia, almeno quella, non costa nulla.
La posta in gioco: sette articoli della Costituzione
Al centro della diatriba c'è la separazione delle carriere dei magistrati, una riforma che tocca sette articoli della nostra Carta fondamentale. I sostenitori del NO alzano le barricate: secondo loro, questa legge non accelera i processi, non migliora la giustizia, non aumenta il personale e non regolarizza i precari. Insomma, una riforma che promette tutto e non mantiene niente. Ma c'è di più. I contrari sostengono che la separazione delle carriere esiste già grazie alla riforma Cartabia del 2022, con meccanismi chiari per il passaggio tra le due carriere che coinvolgono solo lo 0,5% dei magistrati. Una percentuale così bassa da far sorgere il dubbio: ma davvero serviva scomodare la Costituzione per questo?
Il sorteggio che fa paura
Il vero spauracchio, secondo il fronte del NO, è l'introduzione del sorteggio per il CSM. Una roulette che, a loro dire, metterebbe a rischio l'indipendenza della magistratura e indebolirebbe i controlli sul potere politico. "L'indipendenza della magistratura è una garanzia per tutti i cittadini", ricordano dal Comitato, "e il suo indebolimento mette a rischio i diritti delle persone comuni". Una preoccupazione che risuona forte in tempi in cui i rapporti tra politica e giustizia sembrano sempre più tesi. La domanda che aleggia è semplice quanto inquietante: chi controllerà chi controlla?