La rabbia dei lavoratori in cassa integrazione
Cresce la tensione tra i 95 dipendenti della
Goldoni Keestrack, in attesa da oltre un anno di notizie concrete sulla cessione dell'azienda a un gruppo turco. Una situazione che sta esasperando i lavoratori, già provati da anni di incertezza e ammortizzatori sociali. La storica azienda carpigiana, fondata nel 1926 e specializzata nella produzione di trattori da frutteto e vigneto, ha aperto lo scorso 10 novembre la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, valida fino al 9 novembre 2026. Una misura necessaria per le difficoltà finanziarie legate alla crisi del settore delle macchine agricole, che sta affrontando una saturazione del mercato interno ed estero.
Il muro di silenzio sulla trattativa
Leo Puca e
Manuele Pelatti della Fiom Cgil di Carpi non nascondono la frustrazione: "L'apertura dell'ammortizzatore sociale è vincolata alla trattativa per il subentro di una nuova proprietà, annunciata già lo scorso settembre, ma da mesi sollecitiamo risposte senza alcun esito". I sindacalisti hanno contattato ripetutamente i consulenti di Confindustria, il legale dell'azienda e persino il Tribunale coinvolto nella composizione negoziata per la vendita, ma senza ottenere informazioni concrete sullo stato della trattativa o sui contenuti dell'eventuale offerta.
Una storia di crisi e rilanci mancati
La
Goldoni Keestrack porta sulle spalle il peso di due concordati per liquidazione, nel 2015 e nel 2020, che testimoniano la fragilità di un'azienda che pure rappresenta un pezzo di storia industriale del territorio. Quest'anno l'azienda festeggia i 100 anni di presenza a Carpi, ma il traguardo è offuscato dall'incertezza sul futuro. Se la vendita dovesse andare in porto, sarebbe il terzo passaggio di proprietà in poco più di dieci anni. L'azienda, acquisita nel 2021 dal gruppo belga Keestrack, si trova ora nuovamente sul mercato in un momento particolarmente difficile per tutto il settore delle macchine agricole.
La disperazione dei dipendenti
I lavoratori stanno vivendo una situazione drammatica: in cassa integrazione a zero ore, percepiscono poco più di 1.000 euro al mese, con i primi pagamenti dell'Inps che arrivano con ritardi di 2-3 mesi. "Hanno paura di perdere il lavoro - spiegano i sindacalisti - vengono da 10 anni di cassa integrazione e due concordati, quasi non sanno più cosa vuol dire avere uno stipendio pieno". L'attesa snervante rischia di provocare anche la perdita di professionalità indispensabili per un'eventuale ripartenza con la nuova proprietà e il rilancio del brand.
Le richieste del sindacato
Fiom Cgil, Rsu e lavoratori chiedono trasparenza totale: vogliono conoscere i dettagli dell'offerta d'acquisto, i piani per il rilancio del brand, gli investimenti previsti per lo stabilimento di Migliarina e soprattutto le garanzie sulla tenuta occupazionale dei 95 dipendenti. "Siamo stanchi di chiedere sempre le stesse cose", concludono
Puca e
Pelatti, non escludendo mobilitazioni se la situazione non dovesse sbloccarsi rapidamente. La pazienza dei lavoratori è agli sgoccioli e la rabbia sta montando in un territorio che ha già pagato un prezzo alto alla crisi industriale.