L'archivio di Vanda torna a casa


L'archivio di Vanda torna a casa

Gli eredi della partigiana Vanda Baldazzi hanno donato al Centro documentazione donna di Modena l'intero archivio della staffetta solierese, arricchendo così la memoria storica della Resistenza emiliana. Un gesto che restituisce alla collettività la testimonianza di una donna che a soli 16 anni scelse di combattere per la libertà.

Una vita per la libertà

Vanda Baldazzi nacque a Soliera nel 1928 in una famiglia di agricoltori della borgata della "Cagnola". Giovanissima, appena sedicenne, iniziò la sua attività di staffetta partigiana unendosi al Gruppo Brigate "Aristide" di Limidi. Successivamente entrò nella Brigata "Ivano" nella zona di Modena come partigiana combattente, adottando il nome di battaglia "Oriella". La Resistenza coinvolse tutta la famiglia Baldazzi: la sorella Dolores partecipò attivamente alla lotta, mentre il fratello Antenore pagò con la vita il suo impegno, trucidato dai nazifascisti a Novi insieme ad altri giovani partigiani durante il trasporto verso il campo di smistamento di Fossoli. Il campo di Fossoli, situato a pochi chilometri da Carpi, rappresentò dal 1943 il principale punto di transito per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici, gestito prima dalla Repubblica Sociale Italiana e poi dalle SS tedesche.

Dal dopoguerra al mondo

Terminata la guerra, Vanda intraprese una carriera politica come funzionaria della federazione del PCI a Bologna. Dopo la campagna elettorale del 1948, la sua vita prese una direzione internazionale: si trasferì a Londra, dove nel 1962 conseguì il diploma di lingua inglese e iniziò la professione di accompagnatrice turistica, interprete e hostess per l'Alitalia. Donna di cultura, amante della musica, della lettura, dell'arte e della fotografia, rimase sempre "costantemente mobilitata per la pace e saldamente schierata dalla parte della giustizia sociale". Gli ultimi anni li trascorse lavorando per Unipol a Bologna, dove si spense nell'aprile 2023.

Un tesoro di memoria

L'archivio donato al Centro documentazione donna comprende circa 800 fotografie pubbliche e private, diplomi e attestati di riconoscimento dell'attività partigiana, corrispondenza, appunti, aforismi e rime manoscritte. Si tratta del 52° fondo archivistico conservato nel centro modenese, che custodisce già 16 archivi di associazioni e movimenti femminili e 35 di donne che hanno partecipato alla vita pubblica. Come sottolinea la presidente Antonietta Vastola, "gli eredi con questa donazione hanno inteso valorizzare la memoria di Vanda Baldazzi, ribadendo quello che già avevano espresso con l'epigrafe posta sulla sua tomba: 'Vanda Baldazzi, staffetta partigiana, donna libera', erede della lotta collettiva delle partigiane per la Libertà del Paese e per i diritti di cittadinanza delle italiane". La donazione rappresenta un patrimonio inestimabile per studiosi e cittadini che vogliono comprendere la storia della Resistenza attraverso gli occhi di una donna che ha vissuto intensamente il proprio tempo, dalla lotta partigiana all'impegno civile del dopoguerra.

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