L'Hospice che manca all'Area Nord: una questione di cuore e bilanci


L'Hospice che manca all'Area Nord: una questione di cuore e bilanci

Un progetto che non può più aspettare: l'Hospice San Martino di San Possidonio è fermo al palo nonostante dieci anni di lavoro e una Fondazione pronta a costruire. Tra burocrazia e finanziamenti da reperire, il consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli chiede alla Regione di fare la sua parte per non lasciare indietro l'Area Nord modenese.

Una rete che ha un buco al centro

La provincia di Modena ha disegnato con cura la sua rete di cure palliative: c'è l'hospice del COM al Policlinico, quello "Regina Margherita" di Castelfranco Emilia già operativo, poi tre in costruzione - il "Cristina Pivetti" a Modena, quello dell'Area Sud a Fiorano Modenese. E poi c'è lui, l'Hospice "San Martino", che dovrebbe servire l'Area Nord ma che sembra bloccato in un labirinto di carte e cifre. Dal 2016 la storia è sempre la stessa: promotori, AUSL, enti locali e Terzo settore che si danno da fare, nasce la Fondazione San Martino, si trova l'area, si fa il progetto, arriva pure l'autorizzazione a costruire. Eppure, eccoci qui nel marzo del 2026 a parlare ancora di tavoli di confronto e accordi da siglare.

Gli otto milioni che mancano all'appello

I numeri sono chiari come un conto della spesa: 18 posti letto per una struttura che costerà tra i 7,8 e gli 8,2 milioni di euro. Non sono bruscolini, certo, ma quando si parla di dignità nell'ultimo tratto di vita, i conti si fanno diversamente. Le opere di urbanizzazione sono già state realizzate - almeno quello - e i lavori potrebbero partire se solo si riuscisse a mettere insieme il puzzle dei finanziamenti. Le Fondazioni di origine bancaria di Mirandola e di Carpi hanno già messo sul tavolo la loro disponibilità, la Fondazione "Hospice San Martino" può contare su risorse proprie e contributi privati. Ma serve l'ultimo tassello: l'impegno della Regione.

L'interrogazione che vale una speranza

Muzzarelli, che di battaglie per il territorio ne ha viste parecchie, ha presentato un'interrogazione che va dritta al punto: serve un tavolo istituzionale che metta insieme Regione, Azienda sanitaria, Comuni e Fondazione. Serve definire una volta per tutte chi fa cosa e con quali soldi. L'interrogazione chiede se sia possibile un contributo regionale in conto capitale e quali siano le tempistiche per far diventare quest'opera "definitivamente cantierabile" - una bella espressione burocratica per dire: basta chiacchiere, si cominci a costruire.

Quando il pubblico e il privato fanno squadra

La storia dell'Hospice San Martino è un esempio di quella co-progettazione tra pubblico e Terzo settore che sulla carta funziona benissimo, ma nella realtà si impantana spesso tra competenze divise e responsabilità che nessuno vuole prendersi fino in fondo. Tredici Comuni dell'Area Nord che aspettano, associazioni di malati oncologici che si sono rimboccate le maniche, un'ASP che c'è, una Fondazione che è diventata operativa nel 2018 e che dal 2021 ha pure un protocollo d'intesa con l'AUSL di Modena. Tutto c'è, manca solo il coraggio di dire: si fa. Perché alla fine, dietro questi otto milioni di euro e questi diciotto posti letto, ci sono persone che hanno diritto a cure dignitose vicino a casa, senza dover percorrere chilometri quando ogni chilometro pesa come un macigno.

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