Il progetto "L'Unione non spreca" si consolida nel territorio carpigiano e dell'hinterland con un bilancio di crescita significativo per il 2025 e un ampliamento della rete di solidarietà che accompagnerà il nuovo triennio 2025-2028. L'iniziativa dell'Unione delle Terre d'Argine ha sostenuto 386 famiglie lo scorso anno, raggiungendo oltre mille persone nei comuni dell'area.
Una rete che si espande
Il cuore dell'operazione rimane ancorato alle realtà storiche del territorio: Porta Aperta Carpi con l'emporio Cibùm, i centri di Quinta Zona a Novi, il Circolo Anspi La Sassola di Campogalliano e la cooperativa sociale Eortè con l'emporio Il Pane e le Rose di Soliera. Ma la novità del triennio è l'ingresso di nuovi partner strategici che rafforzano capillarmente la copertura territoriale. Tra le nuove adesioni spiccano il centro di distribuzione della Croce Rossa di Carpi, l'organizzazione Ho Avuto Sete che coordina la mensa solidale Tavola Amica insieme al Mantello, e la Fondazione Focherini con l'emporio partecipativo 5 Pani. Un ampliamento che testimonia come la solidarietà nel territorio stia trovando forme sempre più strutturate e coordinate.
I numeri della solidarietà
I dati del 2025 raccontano una storia di crescita costante: le 386 famiglie sostenute rappresentano un incremento di oltre venti nuclei familiari rispetto all'anno precedente. Il sistema ha distribuito 854 quintali di prodotti alimentari che sarebbero altrimenti finiti nella spazzatura, realizzando contemporaneamente due obiettivi: ridurre lo spreco e sostenere chi è in difficoltà. L'investimento dell'Unione delle Terre d'Argine per il 2026 ammonta a 102.750 euro, una cifra che consente di mantenere una spesa media annua di circa 275 euro per nucleo familiare. Un costo contenuto che dimostra l'efficacia del modello basato sul recupero alimentare e sul volontariato.
Il motore del volontariato
Dietro questi numeri c'è il lavoro silenzioso di 139 cittadini che nel 2025 hanno donato oltre 16.000 ore di servizio gratuito. Volontari che si occupano dell'ascolto delle famiglie, della raccolta e distribuzione degli alimenti, della gestione logistica di un sistema complesso che tocca tutti i comuni dell'Unione.
Servizi oltre l'emergenza alimentare
Il progetto non si limita alla distribuzione di cibo. Lo sportello informativo gestito dal Mantello ha offerto consulenza a 120 persone nel 2025, aiutandole a orientarsi tra bonus sociali, competenze digitali e redazione di curriculum vitae. Un supporto che mira a costruire percorsi di autonomia oltre l'assistenza immediata. Particolarmente significativa l'attività della mensa solidale Tavola Amica, che ha preparato 3.000 pasti per oltre duemila ospiti, diventando un punto di riferimento non solo per il sostegno alimentare ma anche per la socializzazione e l'inclusione.
Le sfide del presente
"Anche quest'anno i dati vedono una crescita delle famiglie sostenute dal progetto", spiega Tamara Calzolari, assessore ai Servizi sociali e sanitari di Carpi, parlando a nome del sindaco Riccardo Righi. "Siamo consapevoli che il contesto anche internazionale ha avuto ed avrà purtroppo ancora di più in futuro l'effetto di produrre rincari che si abbattono sulle famiglie più fragili". La crescita del numero di famiglie assistite riflette infatti una realtà in cui l'inflazione e l'instabilità economica continuano a mordere sui bilanci delle famiglie più vulnerabili. Una situazione che spinge l'amministrazione a non abbassare la guardia e a cercare nuove soluzioni.
Verso il futuro
Per il prossimo triennio, l'Unione delle Terre d'Argine punta a rilanciare la coprogettazione con le realtà del territorio e ad allargare ulteriormente la rete della solidarietà. Un approccio che mette al centro la collaborazione tra pubblico e privato sociale, trasformando quello che potrebbe essere solo assistenzialismo in un sistema strutturato di contrasto alla povertà. L'esperienza di "L'Unione non spreca" dimostra come sia possibile coniugare sostenibilità ambientale e giustizia sociale, trasformando gli scarti della società dei consumi in risorse per chi ne ha più bisogno. Un modello che, dai comuni dell'area carpigiana, potrebbe ispirare esperienze simili in altri territori.