Il gelo del mattino dell'8 gennaio non ha fermato il cuore che batteva forte di
Marco Cortelloni. Il triatleta carpigiano è stato uno dei protagonisti di una giornata che sa di storia: tedoforo della fiamma olimpica nella tappa
Maranello-Parma, verso i Giochi invernali di
Milano-Cortina 2026.
Il racconto di un'emozione unica
«Ci sono mattine che profumano di storia, e questa è una di quelle», racconta emozionato
Marco. Mentre il sole sorgeva tra le strade di
Maranello, non sentiva solo il peso della torcia tra le mani, ma quello di un intero Paese che corre verso le Olimpiadi. Accanto a lui, nella stessa emozionante avventura, c'era anche
Giovanni Galise di Soliera, altro tedoforo della provincia modenese scelto per questo momento irripetibile. Un operaio di 44 anni della Emmegi di Limidi che, come Marco, ha vissuto i suoi "cinquecento metri più emozionanti della vita".
Da Maranello verso il sogno olimpico
«Partire da Maranello ha un significato speciale», spiega il nostro concittadino. «Qui, dove la velocità è di casa e l'eccellenza è la norma, la Fiamma Olimpica sembrava aver trovato il suo habitat naturale». Il percorso ha toccato le strade di una comunità che si è stretta attorno ai suoi tedofori.
Marco racconta di aver visto lungo il tragitto «gente del posto, vicini e tanti appassionati» in quello che è diventato «un abbraccio collettivo ai valori dello sport: lealtà, sacrificio e unione».
L'abbraccio di Carpi e il calore degli amici
Ma il momento più toccante per il triatleta carpigiano è stato vedere i volti familiari arrivati appositamente da
Carpi per sostenerlo: «Gli amici di sempre, sentire chiamare il mio nome tra la folla ha trasformato una responsabilità istituzionale in una festa tra amici». Duecento metri che normalmente scorrono veloci, ma che quella mattina hanno avuto un sapore diverso. «Il tempo sembrava essersi fermato», confessa
Marco. «Non ero più solo un cittadino, ma un anello di una catena infinita che unisce le vette di Cortina alle guglie di Milano, passando per il cuore pulsante dell'Emilia».
Il messaggio per le nuove generazioni
L'esperienza ha lasciato un segno profondo: «Vedere le nuove generazioni, le grida di gioia delle scolaresche locali schierate lungo i marciapiedi, mi hanno ricordato che quei cinque cerchi sono, prima di tutto, un messaggio di speranza per loro».
Marco custodirà per sempre questo ricordo, ma se dovesse scegliere il momento più prezioso, non esiterebbe: «Non sarebbe la torcia in sé, ma il sorriso di mia figlia in prima fila e la pacca sulla spalla di amici. Perché le Olimpiadi, in fondo, sono fatte di persone».
Verso San Siro: il 6 febbraio si accende il sogno
La fiamma olimpica, partita dall'antica
Olimpia il 26 novembre scorso, continua il suo viaggio attraverso l'Italia. Più di
10mila tedofori si stanno passando il sacro fuoco di mano in mano, fino al momento culminante: il
6 febbraio allo stadio
San Siro di Milano, quando si accenderà il braciere olimpico dando ufficialmente il via ai XXV Giochi Olimpici invernali. Per
Marco Cortelloni e tutti i carpigiani che lo hanno sostenuto, quel mattino gelido di gennaio rimarrà per sempre il giorno in cui la nostra città ha toccato l'olimpismo con mano, diventando parte di una storia che unisce il mondo intero nello spirito dello sport.