Il Teatro Storchi di Modena si prepara ad accogliere uno dei ritorni più attesi della stagione teatrale. Dal 26 al 29 marzo, Neri Marcorè sarà protagonista di "Gaber - Mi fa male il mondo", uno spettacolo che rappresenta molto più di un semplice omaggio al maestro del teatro canzone.
Un ritorno necessario e maturo
Questa non è la prima volta che Marcorè si confronta con l'universo gaberiano. Il percorso iniziato nel 2007 insieme al regista Giorgio Gallione si è trasformato negli anni in una vera e propria necessità artistica ed etica. Come sottolinea lo stesso Gallione, questo ritorno rappresenta "un'occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l'opera" di quello che viene definito "l'uomo dalle due G maiuscole". L'attore marchigiano, che negli ultimi vent'anni ha esplorato i materiali gaberiani attraverso spettacoli come "Un certo signor G" ed "Eretici e corsari", porta in scena una versione rinnovata e arricchita delle riflessioni di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Una coppia creativa che per oltre quarant'anni ha "radiografato con acume, spietatezza e ironia" le trasformazioni della società italiana.
Un'orchestra di quattro pianoforti
La novità più sorprendente dello spettacolo risiede nell'arrangiamento musicale curato da Paolo Silvestri. Al posto della tradizionale chitarra gaberiana, quattro giovani pianisti - Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri - accompagnano Marcorè in un viaggio sonoro che trasforma il palcoscenico in una vera e propria "orchestra di pianoforti". "Mi ha sempre colpito la regolarità di Gaber che ogni estate scriveva le canzoni dello spettacolo successivo", riflette Silvestri. "È un modo di operare che ricorda quello dei compositori classici". Questa scelta stilistica conferisce allo spettacolo una dimensione quasi cameristica, "fuori dal tempo", che rinnova senza tradire l'essenza del teatro canzone.
Le canzoni che fanno ancora male
Il repertorio scelto per lo spettacolo attraversa i momenti più significativi della produzione gaberiana: da "Mi fa male il mondo" a "Il sosia", da "La nave" a "Si può", fino ai celebri "I mostri che abbiamo dentro" e "C'è solo la strada". Brani che, come osserva Gallione, "ancora oggi vibrano di autenticità e addirittura di preveggenza". L'operazione artistica di Gaber e Luporini, che si autodefinivano ironicamente "ladri di intuizioni altrui", attingeva a un pantheon culturale impressionante: Pasolini, Calvino, Adorno, Berlinguer, Brecht e Beckett erano solo alcuni dei riferimenti che alimentavano le loro riflessioni sulla società contemporanea.
Appuntamenti speciali e accessibilità
Il programma del Teatro Storchi prevede anche momenti di approfondimento. Sabato 28 marzo alle ore 17:00, nell'ambito del ciclo "Conversando di teatro" promosso da ERT e Associazione Amici dei Teatri Modenesi, la compagnia incontrerà il pubblico. L'incontro sarà moderato da Angela Albanese, docente di Letterature comparate dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Un'attenzione particolare è riservata all'accessibilità: la replica di domenica 29 marzo alle ore 16:00 sarà sovratitolata per persone sorde o con ipoacusia, in collaborazione con Associazione FIADDA Emilia-Romagna.
Informazioni pratiche
Date: 26-29 marzo 2026 Orari: giovedì e venerdì ore 20:30, sabato ore 19:00, domenica ore 16:00 Teatro: Teatro Storchi, Modena Biglietti: disponibili presso la biglietteria del teatro In un'epoca in cui le parole di Gaber sembrano profetiche - dalla "dittatura dell'imbecillità" al "conformismo della perenne autoassoluzione" - questo spettacolo si presenta come un antidoto necessario. Marcorè e la sua squadra ci invitano a riscoprire quella "lingua teatrale ancora così attuale e necessaria", in un viaggio che dalle radici letterarie del passato parla direttamente al presente.