La memoria che non si spegne


La memoria che non si spegne

Il ricordo che attraversa le generazioni

Ottantuno anni dopo, Fabbrico rivive ancora una volta il peso della storia. Una storia fatta di sangue e coraggio, di scelte che dividevano famiglie e paesi. Il 27 febbraio 1945, in quella fredda giornata di fine inverno, la pianura reggiana assisteva a uno degli scontri più cruenti tra partigiani e nazifascisti. Oggi, come ogni anno, i gonfaloni di Carpi e Novi di Modena hanno reso omaggio a quei caduti, portando con sé la memoria di una comunità che non dimentica.

Una battaglia che segnò il territorio

La battaglia di Fabbrico rappresentò molto più di un semplice scontro armato: fu l'unico confronto in campo aperto tra partigiani e forze della Repubblica Sociale Italiana nella pianura reggiana del 1945. La 77esima Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica) insieme ad altri gruppi partigiani si trovò faccia a faccia con la temuta 30esima Brigata Nera, supportata dai soldati della Wehrmacht tedesca. Il bilancio di quella giornata fu pesante: tre partigiani, un civile innocente e un numero imprecisato di militi fascisti e soldati tedeschi. Numeri che, dietro la fredda statistica, raccontano storie di giovani che avevano scelto da che parte stare in un'Italia lacerata.

I protagonisti di oggi e di ieri

La cerimonia di quest'anno ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio Comunale di Carpi, Andrea Artioli, a testimonianza del legame indissolubile che unisce le nostre comunità alla memoria della Resistenza. Un legame che non è mera retorica, ma riconoscimento concreto del prezzo pagato per la libertà. L'orazione ufficiale è stata tenuta da Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Una scelta non casuale: Bolognesi, nato nel 1944 a Monghidoro, ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità e della giustizia. Dal 1996 guida l'associazione dei familiari delle vittime, portando avanti una battaglia per la memoria che attraversa decenni e generazioni.

La lezione di oggi

C'è qualcosa di profondamente significativo nel vedere questi gonfaloni sventolare insieme a Fabbrico. Non è solo un atto dovuto, ma la dimostrazione che la memoria collettiva sa ancora unire territori e comunità attorno ai valori che contano davvero. In un'epoca in cui la storia rischia di diventare un capitolo polveroso dei libri di scuola, eventi come questo ci ricordano che la libertà non è mai stata un regalo. È stata conquistata, spesso a caro prezzo, da uomini e donne che avevano poco più di vent'anni e tutto da perdere. La presenza dei nostri gonfaloni a Fabbrico non è quindi solo un omaggio al passato, ma un impegno per il futuro: quello di non dimenticare mai che la democrazia, come un fiore delicato, ha bisogno di cure costanti per continuare a fiorire.

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