Milione e centoventimila rubati in sei anni


Milione e centoventimila rubati in sei anni
Quando il lupo entra nel pollaio, non conta solo le galline. A Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio ha scoperto quello che ogni amministratore teme di più: un dipendente che per sei lunghi anni ha trasformato i conti dell'ente in un bancomat personale. 1.162.810 euro. Questo l'ammontare del danno accertato dalla società di revisione KPMG, una cifra che farebbe impallidire anche i più spregiudicati. Ma quello che colpisce di più è la metodicità dell'operazione: 807 bonifici distribuiti dal primo gennaio 2019 fino al 13 ottobre 2025, il giorno prima che il responsabile venisse sospeso dal lavoro.

Il castello di carte crolla

La verifica condotta dagli esperti di KPMG ha analizzato un perimetro imponente: 16 conti correnti, 5 carte di credito e debito, oltre alla cassa contanti. Su 10.819 operazioni esaminate, gli investigatori hanno individuato le irregolarità concentrate su tre conti, di cui uno utilizzato in forma "prioritaria" per i bonifici fraudolenti. Il modus operandi del dipendente infedele rivela una certa sofisticazione: "artifici e tecniche contabili complesse" per rendere difficile l'individuazione delle operazioni disoneste. I soldi sono finiti verso 8 destinazioni differenti, un sistema che ricorda più un'organizzazione criminale che un semplice furto d'ufficio.

L'escalation del 2024

I dati raccolti mostrano un andamento crescente delle sottrazioni, con importi sensibilmente maggiori nel 2024 e nel 2025. È il classico schema del giocatore che raddoppia sempre la posta: quando si inizia a rubare, diventa sempre più difficile fermarsi. L'ultima operazione porta la data del 13 ottobre 2025, ventiquattro ore prima della sospensione. Un tempismo che fa pensare a un sistema di controlli forse non proprio all'altezza della situazione.

Le conseguenze

La Fondazione di Modena ha reagito con quello che in gergo si chiama "chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati": rafforzamento delle procedure, consolidamento dei sistemi di prevenzione e monitoraggio. Tutte misure sacrosante, ma che arrivano dopo che il danno è ormai fatto. Fortunatamente, le verifiche non hanno evidenziato "coinvolgimenti diretti o indiretti di altri soggetti interni", il che significa che si tratta di un caso isolato e non di un sistema organizzato.

La lezione di Carpi

Per noi cittadini di Carpi, questa vicenda dovrebbe suonare come un campanello d'allarme. Le fondazioni bancarie gestiscono patrimoni che appartengono al territorio e alla comunità. Quando qualcuno se ne appropria indebitamente, non ruba solo a un ente, ma sottrae risorse che dovrebbero andare a beneficio di tutti: cultura, sociale, ricerca, sviluppo locale. La trasparenza e i controlli non sono burocrazia inutile, ma gli unici strumenti per evitare che episodi come questo si ripetano. Perché, come insegna la saggezza popolare, "fidarsi è bene, controllare è meglio". Soprattutto quando si tratta dei nostri soldi.
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