Neo mamma carpigiana licenziata per cavillo formale


Neo mamma carpigiana licenziata per cavillo formale

Una storia che farebbe rabbrividire persino i cultori della burocrazia più cieca: una lavoratrice di 28 anni, nata a Carpi, si ritrova senza lavoro dopo sette mesi dalla nascita del figlio per una mancata comunicazione burocratica. Il meccanismo che ha portato al licenziamento rivela tutto ciò che di più grottesco possa offrire il mondo dei cambi d'appalto nella moderna logistica globalizzata.

Il labirinto burocratico che stritola i diritti

La giovane donna, di origini pachistane ma cittadina italiana, lavorava nel magazzino di Rolo per la multinazionale americana GXO Logistics, che movimenta capi d'abbigliamento per il marchio Liu Jo. Fino alla fine del 2025 era impiegata presso Italpass di Modena, poi il cambio d'appalto ha trasferito circa 150 addetti alla nuova società americana. Il cavillo che l'ha condannata? Chi si trovava in congedo doveva comunicare entro quattro giorni la volontà di proseguire con il nuovo appaltatore. La neomamma, legittimamente intenzionata a prolungare la maternità di sei mesi come previsto dalla legge, si è rivolta a un patronato non confederale. Ma quando si è accorta che la sua richiesta non era mai stata inoltrata, i giochi erano già fatti.

La risposta glaciale della multinazionale

La FILT-CGIL di Reggio Emilia ha tentato l'impossibile: chiedere alla multinazionale americana di rimediare all'errore del patronato. La risposta? Un "no secco" che suona come uno schiaffo non solo alla lavoratrice, ma al buon senso stesso. Particolarmente emblematico l'episodio del 9 marzo scorso, quando sindacato e lavoratrice hanno scioperato. GXO Logistics ha avuto il coraggio di accusare i sindacalisti di violare gli stessi accordi sul cambio d'appalto che avevano firmato. Una logica contorta che definirebbe kafkiana chi avesse voglia di essere gentile.

L'ipocrisia delle politiche aziendali

Federico Leoni e Giuseppe Ranuccio della FILT-CGIL denunciano una contraddizione stridente: "GXO consegna ai suoi neoassunti fogli e fogli di politiche aziendali che parlano di rispetto delle donne, ma poi trattano le persone come numeri". È il paradosso della globalizzazione moderna: multinazionali che ostentano valori progressisti nei loro documenti ufficiali mentre praticano una rigidità burocratica che farebbe invidia ai peggiori apparati statali del secolo scorso.

Il ruolo di Liu Jo nella vicenda

La CGIL ha lanciato un appello diretto alla committente Liu Jo, chiedendo una presa di posizione. "In questo caso è mancata l'umanità", hanno dichiarato i sindacalisti. Un appello che mette il dito nella piaga: in questa catena di appalti e subappalti, chi si assume davvero la responsabilità delle conseguenze umane delle decisioni aziendali? Il caso mette in luce come i cambi d'appalto, sempre più frequenti nel settore della logistica, creino zone grigie dove i diritti dei lavoratori possono scomparire in un labirinto di scadenze e cavilli formali. La CGIL ha annunciato che valuterà di impugnare il licenziamento. Almeno qualcuno, in questa storia, non ha ancora rinunciato al principio che l'umanità dovrebbe prevalere sulla burocrazia.

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