Il progetto per il nuovo ospedale di Carpi potrebbe subire un grave rallentamento dopo la decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea dello scorso 5 febbraio. Il verdetto dei giudici europei ha infatti dichiarato illegittimo il diritto di prelazione del promotore, uno dei cardini del project financing italiano, mettendo a rischio l'intera operazione che dovrebbe portare alla sostituzione del vecchio ospedale Ramazzini.
Il progetto e i tempi previsti
L'11 novembre 2025 è stato pubblicato l'avviso pubblico per la sollecitazione di proposte a iniziativa privata per la realizzazione del nuovo nosocomio carpigiano. Le domande dovevano essere presentate entro il 10 marzo 2026, secondo le modalità del partenariato pubblico-privato. L'Ausl di Modena aveva previsto un finanziamento misto: 57 milioni di euro provenienti da fondi nazionali e regionali, integrati dall'investimento del soggetto privato selezionato. Il partner privato, in cambio dell'investimento, avrebbe dovuto ricevere un canone di disponibilità per rimborsare i costi sostenuti e gestire alcuni servizi accessori come quelli commerciali e manutentivi.
La decisione della Corte UE che cambia tutto
Il 5 febbraio 2026, con la sentenza nella Causa C-810/24, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato incompatibile con il diritto europeo il meccanismo del diritto di prelazione del promotore, previsto dall'articolo 183 del Codice dei contratti pubblici italiano.
Cosa prevedeva il diritto di prelazione
Il diritto di prelazione permetteva al soggetto che presentava inizialmente il progetto di adeguare la propria offerta a quella del vincitore della gara, mantenendo così una sorta di "corsia preferenziale" rispetto agli altri concorrenti. In caso di mancato esercizio della prelazione, il promotore aveva comunque diritto al rimborso delle spese sostenute.
I motivi della bocciatura europea
I giudici europei hanno stabilito che questo meccanismo viola il principio di parità di trattamento nelle procedure di affidamento dei contratti di concessione. La Corte ha evidenziato che il diritto di prelazione è "idoneo a sovvertire l'esito della gara" e che permette modifiche sostanziali all'offerta in un momento successivo all'aggiudicazione, pratica espressamente vietata dalla normativa europea.
Le conseguenze per Carpi
La decisione europea rischia di compromettere l'intera operazione del nuovo ospedale, un progetto che viene promesso ai cittadini carpigiani da oltre 18 anni. Senza la possibilità di utilizzare il tradizionale meccanismo del project financing italiano, l'amministrazione dovrà trovare nuove modalità di realizzazione dell'opera. Il rischio concreto è che i 57 milioni di euro destinati specificamente al nuovo ospedale non possano essere utilizzati per l'opera originariamente prevista. In questo scenario, diventa urgente trovare le risorse necessarie per ammodernare e mettere in sicurezza l'attuale ospedale Ramazzini, che continua a servire il territorio in attesa della promessa sostituzione.
Un problema che va oltre Carpi
La sentenza europea non riguarda solo il caso carpigiano, ma mette in discussione l'intero sistema del project financing italiano, utilizzato negli ultimi decenni per realizzare opere pubbliche che la Pubblica Amministrazione non sarebbe stata in grado di finanziare autonomamente. Il nuovo scenario richiederà un ripensamento delle modalità di partenariato pubblico-privato, dovendo garantire la piena concorrenza e parità di trattamento fin dall'inizio delle procedure di gara, senza corsie preferenziali per i promotori delle iniziative.