Nuovo ospedale: il sindaco non teme l'Ue


Nuovo ospedale: il sindaco non teme l'Ue

Il primo cittadino Riccardo Righi, in un'intervista a Voce, minimizza l'impatto della recente sentenza della Corte di Giustizia europea sul progetto del nuovo ospedale Ramazzini. Una decisione che ha fatto tremare molti amministratori italiani, ma che a Carpi viene accolta con quella calma emiliana che sa guardare oltre le prime reazioni.

La sentenza che preoccupa (ma non tutti)

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha recentemente emesso una sentenza che elimina il diritto di prelazione nei contratti di partenariato pubblico-privato. Una mazzata per molti progetti di finanza progettuale, che sembrava mettere a rischio anche il futuro ospedale carpigiano. Sui social qualcuno ha insinuato che la sentenza sia arrivata provvidenziale per l'amministrazione, offrendo un comodo capro espiatorio per un progetto destinato a rimanere sulla carta. Ma il sindaco Righi respinge con fermezza queste illazioni: "Non è vero che la sentenza cancella la formula del partenariato, ma solo la prelazione: un istituto già sotto osservazione da tempo in Italia".

Un progetto da 120 milioni (ma forse di più)

Il primo cittadino mostra una tranquillità che potrebbe sembrare eccessiva, se non fosse supportata da considerazioni pragmatiche. "Per piccoli progetti da uno o due milioni, eliminare la prelazione è un problema serio", spiega Righi. "Ma quando si parla di investimenti da cento o duecento milioni, l'operazione resta appetibile per gli investitori". E qui arriva la prima doccia fredda per i carpigiani: quei 120 milioni inizialmente previsti sono ormai un ricordo del passato. "Quella cifra risale a molti anni fa", ammette il sindaco con il pragmatismo che lo contraddistingue. "Oggi dovremo fare i conti con inflazione e aumento dei costi dell'edilizia".

La strategia: più progetti, meno rischi

L'amministrazione carpigiana ha scelto una strada diversa rispetto alla prassi tradizionale. Invece di affidarsi a un singolo promotore, ha lanciato un bando per manifestazioni di interesse che scade il 10 marzo. Una mossa che, secondo Righi, mette al riparo il progetto dalle conseguenze della sentenza europea. "Abbiamo diversi soggetti, ciascuno con un proprio progetto", spiega il sindaco. "Tra questi ne sceglieremo uno, il più equilibrato e convincente. I promotori esclusi sanno già che correranno questo rischio".

Il nodo della bancabilità

L'aspetto finanziario

Il vero banco di prova sarà la sostenibilità finanziaria dell'operazione. "Il nodo sarà il riequilibrio del costo complessivo", avverte Righi. Una frase che suona come un eufemismo per dire che i conti dovranno tornare, nonostante i costi lievitati.

I risarcimenti per gli esclusi

Per chi dovesse vedere il proprio progetto scartato, è previsto un "risarcimento di una quota percentuale delle spese di progettazione sostenute". Una consolazione magra, ma almeno c'è.

Il verdetto del pragmatismo

In un'epoca di grandi proclami e promesse mirabolanti, il sindaco Righi sceglie la strada della sincerità brutale. Non nasconde che i costi saranno superiori alle previsioni, non promette miracoli, ma dimostra di avere una strategia per portare a casa il risultato. Il nuovo ospedale Ramazzini si farà? Le premesse ci sono tutte, ma come sempre quando si parla di opere pubbliche in Italia, tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare di burocrazia, ricorsi e, soprattutto, una montagna di soldi che continua a crescere. Una cosa è certa: a Carpi hanno imparato che promettere 120 milioni e poi spenderne il doppio non è il modo migliore per mantenere la fiducia dei cittadini. Meglio essere pessimisti all'inizio e ottimisti alla fine, che il contrario.

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