Alla
residenza Stella non si parla più solo di assistenza, ma di vera e propria medicina nutrizionale. La cooperativa sociale
Scai ha introdotto un approccio rivoluzionario: la nutrizione oncologica personalizzata per gli ospiti anziani che affrontano il cancro.
Un piatto su misura contro il male del secolo
«L'alimentazione non è più solo prevenzione», spiega
Ilario De Nittis, presidente della cooperativa che dal 2016 gestisce questa struttura nella città dei Pio. «Può diventare un'arma terapeutica vera e propria, capace di influenzare il decorso della malattia e la sopravvivenza». Parole che suonano come una piccola rivoluzione in un settore, quello dell'assistenza agli anziani, spesso ancorato alle routine consolidate. Ma qui a Carpi, sotto l'ala protettiva di
Confcooperative Terre d'Emilia, si è deciso di osare.
La scienza dietro ogni boccone
Il modello adottato dalla
residenza Stella non lascia nulla al caso. Ogni ospite viene sottoposto a una valutazione nutrizionale continua, con piani alimentari cuciti addosso come un abito sartoriale. Non più il classico "menù uguale per tutti", ma una strategia mirata che tiene conto delle specifiche condizioni cliniche e dei trattamenti in corso. L'obiettivo è ambizioso: preservare la massa muscolare, sostenere il sistema immunitario, contrastare la perdita di peso e migliorare la risposta alle terapie. Insomma, fare della tavola un alleato nella battaglia più importante della vita.
I primi risultati fanno ben sperare
De Nittis non nasconde la soddisfazione per i primi riscontri: «Registriamo maggiore stabilità del peso corporeo, migliore tolleranza alle terapie e incremento dell'energia funzionale». Dati che, tradotti dal tecnicese, significano anziani meno sofferenti, più forti, con una qualità di vita migliore. La ricerca scientifica conferma questa intuizione: negli over 65, i cambiamenti fisiologici dell'invecchiamento - dalla perdita di massa muscolare alla riduzione del metabolismo basale - rendono cruciale un approccio nutrizionale specifico, ancora di più quando si affronta un tumore.
Una squadra al completo
Dietro ogni piatto c'è il lavoro di un'équipe multidisciplinare che integra medici, nutrizionisti e assistenti. Tutto sotto la supervisione di una professionista specializzata in nutrizione oncologica, perché quando si parla di salute non si scherza. La
cooperativa Scai, già nota per iniziative che sanno di umanità (chi non ricorda la visita a sorpresa di
Paolo Belli che cantò insieme ai nonni?), dimostra ancora una volta che l'innovazione può sposarsi con il calore umano.
Un modello da esportare
«Vogliamo anticipare i bisogni clinici», conclude
De Nittis, tracciando una strada che potrebbe ispirare altre strutture. Perché se è vero che il cibo nutre il corpo, qui a Carpi hanno capito che può anche nutrire la speranza.